Caso gara Cup
«No, forse, anzi sì». I dietrofront di Zingaretti sull’incontro con Palamara al Csm
«No, forse, anzi sì». Nicola Zingaretti arriva a Perugia per scacciare ogni «cattivo» pensiero sulla sua visita al Csm da presidente della Regione Lazio, ma ottiene l’effetto contrario. Prima nega, poi grazie all’intervento del giudice Giuseppe Narducci, la nebbia sui suoi ricordi comincia a diradarsi e gli permette di ricordare vagamente l’incontro con l’allora membro del Consiglio Superiore della Magistratura Luca Palamara e i contenuti del loro dialogo.
Al Tribunale penale di Perugia, in una fredda e grigia giornata, si è celebrata una nuova udienza del processo che vede imputato Salvatore Buzzi, accusato dal procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Roma, Giuseppe Cascini di averlo diffamato a mezzo stampa nel libro - intervista "Mafia Capitale. La gara Cup del Pd di Zingaretti", scritto con Umberto Baccolo per La Bussola edizioni. Nel libro Buzzi ripercorre l’intera vicenda di quella gara per aggiudicarsi il servizio di prenotazione delle visite mediche negli ospedali del Lazio dal valore di 90 milioni (30 l’anno per due anni più uno di proroga), indetta dalla Regione, per la quale «eravamo imputati in dieci per la turbativa. - si legge - In sette l’abbiamo ammessa e nonostante questo siamo stati tutti assolti».
La querela di Cascini a Buzzi, ha così riacceso i riflettori su una vicenda, la Gara Cup, ormai dimenticata, che aveva visto coinvolti tra gli altri, lo stesso Zingaretti e il suo capo di Gabinetto Maurizio Venafro, assolto con sentenza della Cassazione nel 2020. L’ex presidente della Regione nel processo conosciuto come «Mafia Capitale» sulla gara Cup, da indagato si avvalse della facoltà di non rispondere, archiviata la sua posizione fu convocato come testimone, ma i suoi racconti non convinsero la presidente del Tribunale Ianniello che rinviò gli atti in procura per falsa testimonianza.
«Quando arrivai in Regione - racconta Zingaretti a Perugia - la gara Cup era in proroga da diversi anni, data alla cooperativa Capodarco (guidata da Maurizio Marotta) monopolista del servizio da tre o quattro presidenti a me precedenti. Fui io a decidere che non era più possibile continuare con la proroga perché era troppo dispendioso e perché il regime di proroga non era conforme ai criteri di trasparenza dell’amministrazione. Decidemmo quindi di indire una gara».
L’eurodeputato parte spedito e puntuale nel suo racconto. Ricorda benissimo anche la sera prima delle dimissioni di Venafro, travolto dall’inchiesta. La sua versione si discosta da quella di Palamara esposta nell’udienza precedente. «Mi recai sotto casa di Zingaretti. -aveva rivelato l’ex magistrato - Avevo avuto un colloquio con il procuratore Pignatone dove era emerso il convincimento dell’opportunità che Venafro si dimettesse. Andai da Zingaretti per riferire questo». L’ex presidente della Regione ha confermato questo episodio rendendolo però più "mite": «Durante il nostro dialogo, lo informai della volontà di Venafro di dimettersi visto l’aria pesante che si respirava in quei giorni. Palamara si disse d’accordo».
Quando gli avvocati della difesa Pier Gerardo Santoro e Giuseppe Azzaro lo incalzano sull’ormai non più presunta visita al Csm, il volto di Zingaretti si tinge di rosso e il nodo alla cravatta, ornamento di un impeccabile completo blu, sembra più stretto del dovuto. «Al Csm sono andato una volta sola a trovare la consigliera Paola Balducci. Lei mi aveva detto di passare per un caffè e visto che ero da quelle parti, sono andato. Ho trovato una situazione di decine di persone che parlavano, mi sentivo a disagio così sono andato via dopo una mezz’oretta».
«Ma perché è andato al Csm? Per parlare del caso Venafro o solo per prendere un caffè?», chiede Santoro che tira dritto al punto.
«Solo per un caffè».
«Un attimo - interviene il giudice Narducci - Il teste Palamara ha sostenuto una cosa sostanzialmente diversa, dicendo che lei si è recato al Csm per incontrare la Balducci che poi ha chiamato lui per partecipare alla vostra conversazione».
«Sì sì, ho compreso - risponde imbarazzato il politico -Forse ricordo una situazione più informale. Se poi si è toccato il tema Venafro francamente non lo ricordo». Salvo poi ammettere: «Cercavo di avere opinioni sulla vicenda del mio capo Gabinetto. - e ancora -Mi riconosco nella dinamica raccontata da Palamara».
Appuntamento al 7 maggio per l’esame dell’imputato Buzzi.