Verso il referendum
"Di Matteo come chi incolpò Tortora", la replica del Sì alle toghe rosse
Mentre il referendum si avvicina, cresce la tensione tra favorevoli e non alla riforma. A tenere banco le solite uscite delle toghe rosse. L’ultima, in ordina cronologico, è quella del magistrato antimafia Nino Di Matteo che, alla presentazione dell’ultimo libro di Travaglio, dice di essere d’accordo col collega Nicola Gratteri quando dice che «i mafiosi voteranno Sì».
Accuse ingiustificate, però, a cui non ci sta Francesca Scopelliti, presidente dei Cittadini per il Sì. Mediante una lettera immaginaria del suo storico compagno Enzo Tortora, di cui indossa una maglietta, nella maratona oratoria di Piazza Cavour, non le manda a dire a chi le spara tutte, pur di far valere determinate ragioni. «La separazione delle carriere – evidenzia – è un atto di rispetto verso i magistrati». Nessun altro, a suo dire, debba «provare l’umiliazione di sentirsi condannato, prima ancora di essere ascoltato». Il «crimine giudiziario che ho subito», dice, impersonando la vittima più conosciuta della malagiustizia, è «la prova che la connivenza tra magistrati requirenti e giudicanti sia alla base dell’errore giudiziario». Una linea, d’altronde, su cui si ritrova pure Gaia Tortora, figlia dello storico conduttore, assolto dopo un calvario infinito: «Di Matteo – scrive su X – mi ricorda quel pm che disse che mio padre era stato eletto con i voti della camorra. Stiamo ancora così. Ed è grave. È la loro cultura del diritto e del rispetto».
Parole che fanno riflettere, e non poco, l’intero universo garantista. Gian Domenico Caiazza, rappresentante dell’associazione promossa dalla Fondazione Einaudi, intanto, smentisce quanto diffuso dai giudici contrari ai quesiti. «Da nessuna parte – spiega – c’è scritto che il pubblico ministero sarà sottoposto al governo, che non sarà più obbligato a investigare anche in favore dell’indagato e che se vince il Sì saranno difesi solo i ricchi. Qualcosa di prossimo al delirio». Il referendum, al contrario, rappresenta l’occasione per confermare quanto scritto nell’art. 111 della nostra Costituzione e mai realizzato.
«Votare sì – aggiunge Francesco Petrelli, presidente dell’Unione Camere Penali - significa liberare la magistratura dalla politica, rendendo le decisioni dei giudici finalmente trasparenti e autorevoli». Su quanto dichiarato da Di Matteo, invece, sostiene come si tratti di «sciocchezze che offendono non tanto chi propone questo referendum, ma soprattutto gli elettori» che, secondo la sua analisi, non si lasceranno condizionare da «trappole ideologiche» e «menzogne». Baderanno, invece, al merito delle proposte.
Contro il togato palermitano si schiera, in modo netto, la maggioranza. Forza Italia, tramite il suo portavoce Raffaele Nevi, parla di «affermazioni folli». Di Matteo, a suo dire, «dovrebbe sapere che la mafia sguazza in un sistema come quello attuale». Il leader della Lega Matteo Salvini, poi, parla di «parole imbarazzanti» e di «mancanza di rispetto» verso quegli italiani che chiedono soltanto una giustizia più giusta e veloce. Un obiettivo, d’altronde, su cui bisognerebbe andare oltre i tradizionali steccati partitici. Nonostante ciò, l’unica preoccupazione per Alleanza Verdi e Sinistra non sono frasi gravissime, pronunciate da chi dovrebbe tutelare tutti i cittadini, ma eventuali fake news social diffuse da qualche esponente del centrodestra.