L'intervista

Molinari: «Annullata la censura su Albanese? La sentenza dell’Ordine dei giornalisti difende l’esercizio del diritto di critica»

Edoardo Sirignano

«È una sentenza importante perché sottolinea la rilevanza del rapporto fra domande e risposte basate su fatti e ribadisce fermamente che il giornalista svolge un ruolo fondamentale nella testimonianza del tempo presente, mediando intellettualmente e culturalmente, tra i fatti e la loro rappresentazione. La decisione, quindi, difende l’esercizio del diritto di critica del giornalista e, inoltre, riafferma e rafforza la deontologia del giornalista aggredito sempre più spesso da fake news che hanno matrici assai diverse, ma sono accomunate dalla volontà di travisare fatti e notizie». Così Maurizio Molinari commenta la decisione del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti di accogliere il ricorso contro il provvedimento inflittogli per aver evocato sanzioni Usa nei confronti di Francesca Albanese. 

Per una banale risposta, per mesi, è finito nel mirino dei leoni da tastiera…

«Il confronto che si è innescato sulla base dell’esposto che era stato sollevato contro di me a seguito di un mio intervento a Rai News 24 è stato duro, aspro, ma ha avuto come effetto positivo spingere le istituzioni più rappresentative del giornalismo italiano ad esprimersi sulla contrapposizione fra diritto di critica e libertà di espressione da un lato e fake news dall’altro».

L’Italia, intanto, diventa sempre più un Paese antisemita?

«Non credo che l’Italia sia un Paese ostile agli ebrei. È però vero che dall’indomani del pogrom del 7 ottobre 2023 sono avvenuti una quantità di episodi di intolleranza, fino alle aggressioni fisiche, come mai successo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. Bisogna dare atto al governo di aver denunciato ed arginato tale fenomeno con scelte importanti, a cominciare dalla denuncia della sovrapposizione fra antisemitismo ed antisionismo sulla quale si espresse con chiarezza Giorgio Napolitano, allora Capo dello Stato, nel 2007».<CF203>

Qualcuno utilizza profili come l’Albanese per giustificare comportamenti all’insegna dell’odio. Possiamo parlare di cattivi maestri?

«La sovrapposizione fra delegittimazione dell’esistenza di Israele e odio nei confronti degli ebrei in quanto tali è la caratteristica dell’antisemitismo del nostro tempo. Per questo è stato importante il voto del Parlamento sulla nuova legge contro l’odio antiebraico».

Per combattere gli attacchi sempre più diffusi verso gli ebrei, Delrio ha presentato un disegno di legge sostenuto da riformisti, Renzi e Calenda. Quest’ultimo, però non ha avuto il sostegno della maggioranza del Pd, del M5S e di Avs. Non le sembra un controsenso?

«Le forze progressiste si sono in effetti divise. Chi ha votato a favore del testo di legge frutto dell’iniziativa bipartisan che include Delrio, si è espresso nel solco della scelta della sinistra democratica che, dal viaggio di Occhetto in Israele nel 1991 in poi, è stata protagonista della ricostruzione del legame con il mondo ebraico dopo la Guerra Fredda. L’eredità di Occhetto, Fassino, Napolitano si ritrova nell’iniziativa di Delrio. Chi ha votato contro o si è astenuto ha invece provocato una nuova ferita con il mondo ebraico che ora deve essere rimarginata». 

Negli atenei sono sempre più numerosi gli studenti che contestano chi la pensa diversamente. Possiamo dire che in Italia si parla tanto di libertà, ma troppo spesso tutto ciò resta solo uno slogan?

«Gli atenei sono il cuore pulsante di ogni democrazia. Quando degli oratori vengono allontanati sono perché ebrei o israeliani - come è avvenuto troppo spesso dopo il 7 ottobre - è la nostra vita democratica che si indebolisce».

Una narrazione sbagliata può alimentare l’odio nei confronti di un popolo?

«Il conflitto israelo-palestinese ha oltre un secolo, vede la contrapposizione fra diritti, dolori e memorie che meritano tutte rispetto. Anche perché è il rispetto per l’altro che genera il dialogo ed è il migliore antidoto all’intolleranza».