INTEGRAZIONE IMPOSSIBILE

I giovani stranieri stanno devastando le carceri minorili

ROBERTO ARDITTI

Da maggio 2024 a inizio 2026 l’Istituto Penale Minorile "Beccaria" di Milano ha dovuto spendere circa 350.000 euro solo per ripristinare le stanze detentive danneggiate da atti vandalici e «eventi critici». A questi si aggiungono i lavori di consolidamento delle murature per rendere più sicuri i «blindi», le porte blindate che dovrebbero garantire la tenuta delle celle. Soldi pubblici, soldi di tutti noi, buttati per riparare ciò che è stato distrutto deliberatamente.

E qui arriva il dato che la narrazione buonista della sinistra si ostina a ignorare: oltre il 90% di questi danni è causato da atti ripetuti, pienamente consapevoli e sistematici compiuti da detenuti stranieri. Non si tratta di incidenti, di gesti isolati di ragazzi in crisi. Sono comportamenti reiterati, spesso organizzati, di minorenni – in larghissima parte nordafricani non accompagnati – che trasformano la detenzione in una guerra contro le strutture dello Stato. Celle incendiate, muri sfondati, impianti idraulici e sanitari devastati: tutto documentato, tutto addebitato al bilancio dello Stato. Mentre gli italiani, che pure commettono reati, sono minoranza netta tra i responsabili di questi episodi, gli stranieri – arrivati spesso irregolarmente e inseriti nel circuito minorile con procedure accelerate – rappresentano la stragrande maggioranza dei «distruttori seriali».

Eppure, per la sinistra progressista e per i suoi opinionisti embedded, parlare di questo è tabù. La narrazione è sempre la stessa: i minori stranieri sono «vittime del sistema», «prodotto della marginalità», «bisognosi di accoglienza». Come se il reato, la violenza, la distruzione gratuita fossero dettagli trascurabili rispetto al colore della pelle o al passaporto di provenienza. Come se distinguere tra chi si integra, rispetta le regole e paga il proprio debito verso la società e chi invece usa il carcere come palestra di guerriglia fosse un atto di razzismo.

Il Beccaria non è un caso isolato. È lo specchio di un modello fallimentare. Da anni gli IPM del Nord Italia – Milano in testa – vedono un’esplosione di presenze straniere, soprattutto tunisini, egiziani e marocchini non accompagnati. Ragazzi che spesso arrivano minorenni solo sulla carta, con documenti falsi o inesistenti, e che una volta dentro non accettano alcuna regola. La risposta della sinistra? Più mediazione culturale, più fondi per l’accoglienza, più «progetti di inclusione». Mai una parola sulla necessità di espellere chi non collabora, di differenziare i percorsi trattamentali, di applicare con rigore la legge.

Perché ammettere che esiste un problema di «compatibilità culturale» con certi flussi migratori significherebbe smontare l’intera impalcatura ideologica costruita in decenni: quella per cui ogni straniero è a priori innocente e ogni italiano che protesta è xenofobo. I numeri sono impietosi. Mentre gli italiani detenuti minorili sono in calo da anni, i posti negli IPM si riempiono di stranieri che, una volta scarcerati, troppo spesso tornano a delinquere o spariscono nel nulla. E ogni cella bruciata costa decine di migliaia di euro. Soldi che potrebbero andare a scuole, ospedali, sicurezza vera. Invece finiscono a rattoppare i danni di una politica migratoria senza selezione, senza controllo, senza distinzione tra chi vuole costruirsi un futuro e chi porta con sé solo rabbia e rifiuto dell’ordine democratico.

La sinistra, prigioniera del suo multiculturalismo a senso unico, non riesce – o non vuole – fare questa distinzione elementare. Per loro è più comodo colpevolizzare la società italiana, il «sistema razzista», le forze dell’ordine. È più facile chiedere altri finanziamenti per Ong e mediatori che chiamare le cose con il loro nome: ci sono immigrati che si comportano bene e immigrati che si comportano male. Il caso Beccaria è la prova vivente di questo fallimento. 350.000 euro spesi per riparare ciò che non dovrebbe mai essere distrutto. E allora, una volta per tutte: chi entra in Italia e va in carcere deve rispettare le regole italiane Punto. Altrimenti, fuori. E Subito.