l'omicidio di rimini

Pierina, l'interrogatorio di Dassilva: "Quella sera...". La frase che gela tutti

Si è svolta questa mattina, davanti alla Corte d’Assise di Rimini, presieduta dal giudice Fiorella Casadei, la deposizione di Louis Dassilva, il 35enne di origini senegalesi accusato dell’omicidio di Pierina Paganelli, la pensionata uccisa nel garage sotterraneo di un condominio in via del Ciclamino la sera del 3 ottobre 2023. Secondo quanto anticipato ai microfoni di “Dentro La Notizia” su Canale 5 dal giornalista Carmelo Abbate, rispondendo a una domanda del pm, l’imputato avrebbe detto che “Pierina si teneva bene, soprattutto quella sera”, salvo poi correggersi e precisare di averla vista al mattino. “Tutti hanno strabuzzato gli occhi, - ha aggiunto Abbate - è calato il gelo in aula”. 

L’interrogatorio di Dassilva
L’esame di Dassilva sarebbe stato viziato da una serie di “non ricordo” e presunte contraddizioni rispetto ad alcune dichiarazioni rese in precedenza. Incalzato dalle domande del pm Daniele Paci, l’imputato avrebbe ribadito di non essere uscito di casa la sera del delitto, sostenendo di essere rimasto in casa a guardare la tv, forse un film, con la moglie Valeria Bartolucci. A ritrovare il corpo senza vita della pensionata poco dopo le ore 8 del 4 ottobre, all’indomani dell’omicidio, fu Manuela Bianchi, la nuora di Paganelli, con cui il 35enne aveva all’epoca una frequentazione extraconiugale. “Ero a casa in mutande, mi ha suonato Manuela. - ha raccontato Dassilva - Ha detto ‘ho trovato una signora sotto in garage e sembra che si sia fatta male. Le ho chiesto se era sicura di quanto aveva visto e ha risposto di sì. Le ho detto che di lì a poco sarei sceso da lei”. Il 35enne ha spiegato di aver usato l’ascensore per arrivare in garage, mentre una vicina di casa aveva detto di averlo visto scendere giù dalle scale. Il pm gli ha chiesto come mai avesse toccato il cadavere, lui ha risposto dicendo di non sapere se fosse viva o morta. 

 

Nel corso della deposizione, durata circa sei ore, il pubblico ministero ha rivolto all’imputato una serie di domande, tra cui alcune inerenti alla relazione con Manuela Bianchi e del significato di un messaggio inviato a quest’ultima il 16 luglio del 2024: “I tuoi familiari mi fanno diventare matto”, recitava il testo. “Quello che ho scritto”, è stata la replica di Dassilva. Per la procura si tratta di una chat importante perché in parte dimostrerebbe il presunto movente dell’omicidio.