parco degli acquedotti

Anarchici, il raduno a Roma nonostante il divieto: "Le idee non muoiono". Nuove minacce online

Salvatore Martelli

Anarchici in presidio in via Lemonia nonostante il divieto. Un appuntamento per commemorare Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano, morti il 20 marzo scorso nel crollo di un casale abbandonato nel parco degli Acquedotti a seguito dell'esplosione di un ordigno artigianale che stavano costruendo. I manifestanti hanno sfidato il divieto di raduno della Questura e si sono ritrovati, come avevano annunciato, nella mattinata tra via Lemonia e Circonvallazione Tuscolana, dove sono stati deposti dei mazzi di fiori. "Per Sara e Sandrone, le nostre idee non moriranno mai", è il coro intonato più volte dai dimostranti. L'area è sorvegliata da un imponente dispiegamento di forze di polizia.

Il raduno era stato vietato dalla questura per ragioni di sicurezza e pertanto 91 persone sono state fermate e portate negli uffici di polizia per l'identificazione. Secondo quanto riferiscono fonti della Questura tra le persone presenti alla commemorazione, molti hanno rifiutato di fornire i documenti per l'identificazione e diversi avevano il volto coperto. Il presidio è iniziato intorno alle 10 di stamattina. L'area   è stata presidiata dalla polizia che ha bloccato i gruppi in arrivo, anche da altre province italiane, sui vari ingressi al punto di ritrovo fissato in via Lemonia.

Intanto continuano i messaggi online e gli striscioni per i due "caduti in combattimento", come li hanno definiti. “Continueremo a lottare per riuscire a ribaltare questo mondo. La violenza liberatrice è l’unico sentiero percorribile per spezzare ogni catena”: nuove oscure minacce vengono rilanciate a 9 giorni dalla morti. I gruppi infatti hanno rilanciato via web un manifesto che lancia l’ennesimo allarme sulle attività dei gruppi nel paese.

 

Uno scritto che lascia ben poco spazio a dubbi sull’intenzione degli anarchici di continuare nella loro lotta e nelle loro iniziative contro lo Stato. Il primo riferimento degli anonimi autori del manifesto è proprio alla morte dei due giovani: “Non abbiamo modo di sapere cosa sia realmente accaduto, data la natura menzognera dello Stato e dei suoi apparati – scrivono – ma sappiamo per certo che ciò che muoveva i nostri cari compagni era la stessa idea di anarchia e libertà che muove noi”.

Sospetti sulle dinamiche degli eventi e il dubbio neanche tanto velato che dietro la morte di Sara e Alessandro ci sia qualcos’altro. Poi l’inizio di quella che è la promessa del movimento: “Noi non ci arrendiamo e non lo faremo mai. Continueremo a lottare per riuscire a ribaltare questo mondo”. 

Poi un riferimento esplicito alla violenza come unica via per il futuro degli anarchici: “Lo ribadiamo chiaramente: la violenza liberatrice è l’unico sentiero percorribile per spezzare ogni catena – sostengono – La complessità dei tempi in cui viviamo richiede tutto il nostro impegno: pensiero, cuore, mani. Dentro di noi abbiamo una bussola che ci indica la via. Nessuna autorità potrà mai farci perdere l’orientamento”.

Un delirante manifesto che rilancia le preoccupazioni degli investigatori che dopo la morte di Ardizzone e Mercogliano hanno rinnovato le indagini sui gruppi e segnalato le loro intenzioni sovversive. Un proclama che si chiude con un pensiero ai due compagni e che sa ancora di minaccia: “Il vostro cuore batte… in tutte le nostre notti di fuoco. Per l’Anarchia”.