terrorismo ed eversione
Anarchici "minaccia primaria". Il report: la bomba di Roma e il "salto di qualità"
La minaccia anarchica è tornata di primaria importanza con la bomba esplosa a Roma, che ha ucciso i due anarchici che la stavano confezionando, che può rappresentare un nuovo "salto di qualità" nella lotta delle cellule insurrezionaliste per Alfredo Cospito. "L'attenzione massima verso il terrorismo jihadista non deve indurre l'Italia a sottovalutare la minaccia dell'eversione interna. Le radici storiche della violenza politica interna, infatti, sono ancora vitali, ma si muovono piuttosto sottotraccia, riemergendo ciclicamente al mutare delle contingenze storiche. Questa inquietante latenza richiede un monitoraggio incessante, che chiami in causa non solo le istituzioni, ma l'intera collettività". Così il Generale Leonardo Tricarico, presidente della Fondazione Icsa, che ha realizzato il capitolo "Metodi, tattiche e obiettivi dell'eversione anarco-insurrezionalista" dello studio 'Il fenomeno anarco-insurrezionalista: una fenice che rinasce dalle sue ceneri?'. Nel report, la cui sintesi è stata anticipata dall'Adnkronos, sono state analizzate le ragioni storiche, gli attentati recenti e i fattori di una possibile riemersione del fenomeno anarco-insurrezionalista. Il gruppo di ricerca è coordinato dalla consigliera scientifica della Fondazione Icsa Elettra Santori, fanno parte il prefetto Carlo De Stefano, già direttore centrale della polizia di prevenzione e del Casa (Comitato Analisi Strategica Antiterrorismo) dal 2001 al 2009, ed il dottor Giancarlo Capaldo, già procuratore vicario e responsabile del pool antiterrorismo della Procura della Repubblica di Roma fino al 2017.
LA MINACCIA ANARCHICA
"Nel panorama attuale -si sottolinea- l'anarco-insurrezionalismo rappresenta la minaccia più incisiva nello scenario eversivo interno, trovando la sua principale espressione operativa nella Federazione Anarchica Informale (a cui appartiene Alfredo Cospito, oggi recluso in regime di 41 bis): una sigla da tenere ben distinta rispetto alla Federazione Anarchica Italiana (nonostante l'acronimo identico), che non ne condivide i metodi terroristici − l'uso di pacchi bomba e ordigni potenzialmente capaci di colpire indiscriminatamente − e nemmeno la configurazione destrutturata, decentrata, senza leader (definita leaderless resistance), fatta di soggetti o piccoli gruppi che si uniscono a seconda delle opportunità di azione.
Queste le sue fondamentali categorie ideologiche: antiautoritarismo, anticapitalismo, anti-istituzionalismo (inteso come il rifiuto delle istituzioni politiche, viste esclusivamente come complici e garanti del dominio finanziario), abolizionismo (penale e delle frontiere), antimilitarismo, eco-estremismo". A proposito di pacchi bomba e ordingni, "gli attentati - spiegano ancora dalla Fondazione Icsa - possono essere di bassa, media o elevata lesività: si va dai danneggiamenti che provocano danni materiali senza ferire persone (una quota maggioritaria del totale), ai manufatti esplosivi che possono causare ferimenti, fino ad atti terroristici che puntano a causare danni permanenti o invalidanti attraverso ordigni progettati per esplodere all'apertura o l'uso di armi da fuoco".
I PRECEDENTI
Fra le azioni della Fai, viene ricordata "la gambizzazione di Roberto Adinolfi, dirigente dell'Ansaldo Nucleare (attentato per cui Alfredo Cospito è stato condannato a nove anni e cinque mesi), che indurrà lo Stato a inasprire la risposta investigativa e giudiziaria". Come spiega il vicepresidente di Icsa Carlo De Stefano, "sebbene le azioni dirette degli anarco-insurrezionalisti siano intrinsecamente caratterizzate da una componente distruttiva, l'intento deliberato di colpire l'incolumità fisica delle persone si riscontra soltanto in un numero circoscritto di episodi. La strategia prevalente rimane orientata al sabotaggio materiale e all'interruzione delle telecomunicazioni, del flusso energetico e delle infrastrutture ferroviarie, oppure a colpire i luoghi fisici e simbolici dello Stato".
IL GRUPPO COSPITO
"L'attuale obiettivo dell'anarco-insurrezionalismo -rileva l'Icsa nello studio- risiede nella preservazione della continuità rivoluzionaria; pertanto, in questa fase storica priva di un reale fermento sociale, il movimento si impegna a mantenere vivo il nucleo ideologico e operativo della lotta, ponendosi come un presidio in attesa che maturino, nel lungo periodo, le premesse strutturali per una riemersione in superficie delle progettualità più distruttive. Ma dopo la morte dei due anarchici impegnati nella preparazione di un attentato con del fertilizzante, è lecito domandarsi se non fosse nelle loro intenzioni un salto di qualità nella violenza terroristica, a maggior ragione in quanto i due erano legati al gruppo di Alfredo Cospito, protagonista della stagione più violenta della Fai (la Federazione Anarchica Informale)".
"Gli anni in cui si registrò per la prima e unica volta una vera e propria escalation nella progettualità eversiva della Fai risalgono al biennio 2011-2012. Ne sono esempio l'attentato con plico esplosivo in cui il Tenente Colonnello Alessandro Albamonte (Folgore) nel 2011 ha riportato lesioni permanenti gravissime (mutilazione delle mani e danni agli occhi); l'attentato in cui a Roma, sempre nel 2011, Il Direttore Generale di Equitalia è rimasto ferito a una mano e al volto dall'esplosione di un plico; e soprattutto la gambizzazione di Roberto Adinolfi". Icsa poi analizza quel momento storico, il biennio 2011-12 che "segue l'aggravarsi delle tensioni globali nel 2011, segnate da una grave crisi economico-finanziaria e da proteste di massa su scala mondiale, dal disastro di Fukushima e dall'intervento militare internazionale in Libia. In questo scenario, l'area insurrezionalista cerca di cavalcare le proteste degli Indignados e di Occupy Wall Street, ma al tempo stesso di smarcarsene, giudicandole vacue e inefficaci. Il paradigma tattico del sabotaggio materiale viene superato e l'azione terroristica si sposta contro la persona, manifestandosi con attacchi invalidanti. È il passaggio a un tipo di violenza mirata contro i rappresentanti di un sistema capitalista e politico ritenuto in crisi".
Altre azioni della Fai sono avvenute poi "nella cornice di specifiche congiunture storico-politiche. Ad esempio, nel momento in cui l'eversione anarchica ha percepito un'accelerazione del progetto 'tecno-capitalista', caratterizzata simultaneamente da un rafforzamento istituzionale e da un'espansione del mercato: come accadde nel 2003-2004, quando la Fai lanciò una campagna di pacchi bomba contro istituzioni e rappresentanti dell'Ue", che all'epoca era "in procinto di allargarsi verso dieci Paesi dell'Europa orientale, un passaggio percepito dagli anarchici come la definitiva consacrazione di un super-Stato neoliberista". Secondo la coordinatrice della ricerca Elettra Santori, "queste campagne non seguono un andamento casuale. Manifestano una propensione a intensificarsi quando il potere costituito è già oggetto di contestazione di massa, oppure, al contrario, quando si trova in una fase di cristallizzazione istituzionale ed espansione economica, di potenziamento dell'apparato securitario, e infine di attivazione del proprio dispositivo militare per ragioni legate al moltiplicarsi degli scenari di crisi globale".
CONTRO LO STATO E IL CAPITALE
"Storicamente, l'intensificarsi degli attacchi in vere e proprie campagne di lotta si è registrata intorno ad alcune fondamentali direttrici operative: l'offensiva anticapitalista contro i centri del potere economico-finanziario e le istituzioni politiche, considerate come strutture di controllo, ma anche di perpetuazione ed espansione del 'tecno-capitalismo'; la lotta all'apparato repressivo, securitario e carcerario dello Stato, anche in nome della solidarietà ai militanti reclusi e ai migranti costretti nei centri di trattenimento; l'antimilitarismo, inteso come opposizione all'apparato bellico e al complesso militare-industriale; e infine il terrorismo di matrice ecologista, che agisce attraverso i sabotaggi contro le infrastrutture tecnologiche, energetiche e di sfruttamento ambientale. All'interno di queste macro-direttrici ideologiche -viene rilevato- si inserisce la scelta tattica tra l'attacco alle strutture fisiche/simboliche e l'attacco alla persona. Il ricorso alla violenza mirata contro individui considerati rappresentanti del potere costituito - spiegano - serve a dimostrare la vulnerabilità dei centri di potere e ad accrescere il livello dello scontro quando il movimento registra una fase di consolidamento strutturale del 'nemico', oppure percepisce un innalzamento della 'temperatura' sociale o una forte aggregazione del dissenso attorno a tematiche di area, come la mobilitazione/proiezione militare all'estero e il potenziamento delle strutture di controllo territoriale e dei confini".
ITALIA ED EUROPA
Sempre secondo Icsa, "i dati sull'attività eversiva di sinistra e anarchica sembrerebbero confermare la centralità del territorio italiano nel panorama europeo", ricordando come nel 2022, su un totale di 18 attentati (falliti, compiuti o sventati), 12 si sono registrati in Italia. Nel 2023 su 32 casi complessivi, 30 si sono registrati in ambito Nazionale. "Nel 2024, il fenomeno ha mostrato una parziale flessione, attestandosi su 18 episodi in Italia e 21 nel resto dell'Unione. Nonostante il calo numerico rispetto all'anno precedente, il dato italiano sembrerebbe preponderante, rappresentando costantemente la quota maggioritaria dell'intera progettualità offensiva anarchica in Europa".
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Per Giancarlo Capaldo, già capo del pool Antiterrorismo della Procura di Roma, "l'escalation dell'anarco-insurrezionalismo nel biennio 2011-2012 ha segnato un punto di svolta fondamentale per l'apparato repressivo e giudiziario italiano. Lo Stato ha reagito con una strategia di contrasto più strutturata, un inasprimento delle risposte investigative e una serie di condanne pesanti per i vertici ideologici e operativi della Fai. La reazione più dura e contestata si è verificata sul piano penitenziario. Lo Stato - prosegue Capaldo - ha iniziato ad applicare regimi di massima restrizione, come il 41bis, non solo per impedire nuovi reati, ma per interrompere la comunicazione tra i leader detenuti e la base militante esterna".
SALTO DI QUALITA'
L'azione di contrasto al terrorismo anarco-insurrezionalista "si è compiuta anche mediante un capillare controllo sulle cosiddette 'pubblicazioni d'affinità' (riviste, siti web e blog) portando al sequestro di server e alla chiusura di spazi web utilizzati per diffondere le rivendicazioni e le tesi insurrezionaliste. Infine, le forze dell'ordine italiane hanno potenziato lo scambio informativo con l'Europol e con le autorità giudiziarie greche, spagnole e sudamericane, per mappare una minaccia che ormai superava i confini nazionali. L'efficace risposta repressiva e giudiziaria delle istituzioni italiane a seguito del "salto di qualità" del biennio 2011-2012 -si legge nello studio- ha consentito di ottenere risultati soddisfacenti e durevoli, inducendo la Fai a una momentanea de-escalation delle azioni a impatto più elevato nel nostro Paese. Ciò non deve indurre ad abbassare il livello di attenzione sul fenomeno anarcoinsurrezionalista che, come dimostra l'esplosione al Parco degli Acquedotti, è una fenice che rinasce dalle sue ceneri, anche se ogni volta non si sa con quanto vigore rialzerà la testa".