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Chi sono i due anarchici morti a Roma: "Lavoravano a un attentato". Il legame con Cospito

La pista anarchica sull'esplosione di Roma. Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, i due appartenenti al movimento anarchico vicino ad Alfredo Cospito, morti nel crollo del casale a Capanelle nel Parco degli Acquedotti a Roma, probabilmente stavano preparando un attacco. Tra le piste al vaglio, quella che l'ordigno che stavano assemblando al momento dell'esplosione, fosse destinato a un attentato da compiere nelle prossime settimane. Non si esclude che tra gli obiettivi potessero esserci la ferrovia, poco distante dal Casale del Sellaretto dove si è verificata l'esplosione, e qualche sede del gruppo Leonardo, oltre a un possibile rilancio della campagna a sostegno dell'anarchico Cospito, che a maggio terminerà il regime di detenzione al 41bis. Presa in considerazione anche l'ipotesi dell'azione dimostrativa prima del maxi corteo del 28 marzo prossimo, "Together. Contro i re e le loro guerre" e "pro Askatasuna" in programma a Roma. Il 10 aprile inoltre è prevista un'assemblea pubblica per Cospito al Pigneto. 

 

Chi sono i due anarchici rimasti uccisi nell'esplosione? Mercogliano, 53 anni, è noto per essere stato condannato nel processo di Torino contro l’eversione di matrice anarchica seguito all'inchiesta  Scripta Manent, in cui furono condannati Cospito e la compagna Anna Beniamino, oltre a Nicola Gai e Marco Bisesti. Ardizzone recentemente aveva letto in aula ak processo Sibilla a Perugia un proclama a favore di Cospito. "Sono anarchica. Come anarchica sono nemica di questo Stato come d’ogni altro Stato (...) Sono nemica di ogni forma di governo di cui questo si dota",  le sue parole riportate dal Corriere della sera. 

 

Alfredo Cospito è un anarchico italiano noto per il suo coinvolgimento in azioni violente e insurrezionaliste. E' stato collegato alla Fai-Fri, Federazione anarchica informale-Fronte rivoluzionario internazionale, responsabile di attentati esplosivi in Italia. Nel 2006 partecipò a un attacco con ordigni davanti alla scuola allievi carabinieri di Fossano, senza provocare vittime. Nel 2012 gambizzò l'amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Roberto Adinolfi, gesto rivendicato a scopo anarchico. Per queste azioni è stato condannato a oltre 10 anni di carcere, con pene complessive superiori ai 20 anni per altri attentati. Pescarese, classe '67, Cospito è il primo caso di un anarchico al 41 bis. Dal 2022 è sottoposto alla misura di carcere duro normalmente riservata a mafiosi e terroristi. In protesta contro questa detenzione estrema, Cospito ha intrapreso un lungo sciopero della fame, durato quasi sei mesi, attirando attenzione mediatica nazionale e internazionale. La protesta è diventata simbolo del dibattito sulla proporzionalità delle pene, i diritti dei detenuti e l'uso del 41-bis per reati non mafiosi. Nell'aprile 2024, la Corte di Cassazione ha confermato in via definitiva la condanna di Cospito a 23 anni di reclusione per l'attentato del 2 giugno 2006 davanti alla scuola allievi carabinieri di Fossano. L'attentato, rivendicato con la sigla Rivolta Animale e Tremenda / Federazione Anarchica Informale (RAT/FAI), non provocò vittime. Inizialmente Cospito era stato condannato a 20 anni per strage, ma la Corte ha successivamente riqualificato il reato come atto terroristico ai sensi dell'art. 285 del codice penale, volto a attentare alla sicurezza dello Stato. Cospito ha sempre dichiarato che si trattava di "due attentati dimostrativi in piena notte, in luoghi deserti, che non dovevano e non potevano ferire o uccidere nessuno". La Suprema Corte ha anche motivato la conferma del regime di carcere duro (41-bis) cui Cospito è sottoposto, sostenendo che la sua pericolosità - legata al ruolo di vertice nell'area anarchica FAI-FRI - fosse ancora "attuale". A maggio si deciderà sull'annullamento o sul rinnovo del regime di carcere duro per altri due anni.