errori giudiziari
Giustizia, vite rubate dai magistrati: da risarcire 700 mila giorni di carcerazione non giustificata
I vostri errori li paghiamo noi, signori magistrati del No. E questa riforma che domenica e lunedì italiani saranno chiamati ad approvare, magari vi darà un pochino di responsabilità in più. Un dato praticamente sconosciuto è terribile: negli ultimi dieci anni l’Italia ha riconosciuto ufficialmente di aver tolto a persone poi risultate innocenti un numero incalcolabile di anni complessivi di libertà. A parlare sono i dati del Ministero della Giustizia sugli indennizzi per ingiusta detenzione. Quello che emerge è che ogni anno vengono risarcite tra 600.000 e 700.000 giornate di carcerazione non giustificata complessive. Poi c’è il dato più impressionante, perché traduce gli errori giudiziari in tempo di vita reale perso. Negli ultimi 10 anni, stando alla somma delle medie annuali ci è toccato quindi risarcire oltre 6 milioni di giorni di libertà. Sono giorni, mesi e anni trascorsi da innocenti in carcere o ai domiciliari. Interessante il calcolo di un giorno di libertà (in media) negata. Ciò che si ottiene non è un vero «risarcimento danni», ma un equo indennizzo stabilito dalla legge. In media circa 120-150 € per giorno di detenzione ingiusta con un tetto massimo di circa 516.000 € per singolo caso. Al dunque la spesa annua sta intorno ai 25-30 milioni di euro, pur riguardando centinaia di migliaia di giorni di detenzione. Di più: dal 1991 a oggi oltre 32.000 sono state le persone risarcite con più di 1 miliardo di euro pagato dallo Stato.
Ma è normale tutto questo? La media ci racconta che quasi 1.000 persone all’anno finiscono in custodia cautelare o subiscono un errore giudiziario e poi ottengono un indennizzo. Ancora più impressionante è sapere quante persone restano ingiustamente in carcere per più anni. Dai dossier del Ministero della Giustizia, dei Garanti dei detenuti e degli studi sugli indennizzi emerge un quadro abbastanza chiaro. Il dato strutturale è quello riferito poc’anzi. Le analisi sui risarcimenti mostrano che una quota minoritaria ma stabile degli innocenti resta in carcere oltre 12 mesi. Mediamente si tratta di circa il 15-20% delle ingiuste detenzioni riconosciute. Tradotto in numeri reali significa che almeno circa 90-120 persone ogni 12 mesi in Italia passano più di un anno private della libertà pur risultando innocenti (stima ricavata dalle medie ufficiali di casi annuali e durata dei procedimenti). Negli ultimi 10 anni tutto questo ha comportato che circa 900-1.200 sono state persone detenute da innocenti per oltre un anno.
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Torniamo al ragionamento di prima. Non un giorno, non un mese, non un anno di ingiusta detenzione ma ancora di più. Uno scandalo. Le condanne effettive dello Stato per responsabilità civile dei magistrati sono state poche decine in totale. Le stime più citate (Ministero della Giustizia e relazioni parlamentari) indicano: circa 400 azioni di risarcimento intentate ogni anno contro lo Stato e solo una piccolissima percentuale è arrivata a condanna. La cifra che fa più arrabbiare: in oltre 30 anni, le condanne con rivalsa sul magistrato sono state meno di 10 casi effettivi. È infatti complicato ottenere quel che spetta a chi è stato detenuto senza colpa. Per troppe leggi scritte sotto dettatura. In Italia il cittadino non può citare direttamente il magistrato. Ma deve fare causa allo Stato. E sarà lo Stato, eventualmente e raramente ad esercitare la rivalsa sul magistrato. Quindi paga praticamente sempre lo Stato; il magistrato caccia quattrini solo se c’è dolo o colpa grave accertati. Il problema è che la colpa grave riguarda una soglia altissima e comunque in larga parte dei casi paga sempre Pantalone attraverso lo Stato. Infatti quanto paga il magistrato? La legge limita la rivalsa: la “pena” arriva al massimo a una parte dello stipendio annuo (non l’intero risarcimento). Quindi, anche nei rarissimi casi di rivalsa, il magistrato non paga cifre milionarie. E questo sarebbe il quadro di una giustizia giusta? Dopo il referendum ci saranno i decreti attuativi: e qui sarà la parte in cui il legislatore dovrà mettere mano con più serietà rispetto al passato.