Indagini sui fatti dell'82
L'attentato alla sinagoga e le carte segrete di Abu Nidal. Mollicone: "È ora di declassificare tutto"
Adulti Nidal, i contrasti con l'Olp di Yasser Arafat, l'Iran, il terrorista Carlos e il gruppo Separat. Molto è stato scoperto sui mandanti dell'attentato del 9 ottobre 1982 alla sinagoga di Roma ma molto è ancora da scoprire. E molto altro ancora è in documenti top secret che, se declassificati, potrebbe chiarire meglio i contorni della vicenda. "La conferma delle convergenze tra l'attacco al Tempio Maggiore, in cui perse la vita il piccolo Stefano Gaj Taché, e la strage del ristorante 'Jo Goldenberg' a Parigi, avvenuta nell'agosto dello stesso anno, non è solo un successo giudiziario, ma una fondamentale verità storica che riemerge dal buio degli anni di piombo", dichiara in una nota il deputato di Fratelli d'Italia Federico Mollicone, già consigliere della Commissione Mitrokhin. È lui ora a chiedere di accelerare la "declassificazione" dei documenti. "Il lavoro investigativo svolto in coordinamento con le autorità francesi - prosegue Mollicone - dimostra l'esistenza di una regia unica e transnazionale riconducibile all'organizzazione di Abu Nidal. Le evidenze che hanno portato all'individuazione di soggetti come Abou Zayed Walid Abdulrahman e i suoi complici confermano che non ci troviamo di fronte a episodi isolati, ma a una precisa strategia di annientamento di ogni dialogo. Parliamo di un gruppo, il Fatah Consiglio Rivoluzionario, nato nel 1974 dal radicale rifiuto di Abu Nidal verso la linea aperta al dialogo di Arafat e foraggiato da potenze interessate a destabilizzare il Mediterraneo".
"Le carte odierne - sottolinea Mollicone - rileggono correttamente il contesto di fortissima tensione di quegli anni in Libano, dovuto in parte alla sanguinosa guerra civile e al ruolo che l'organizzazione per la liberazione della Palestina stava giocando sul territorio; l'operazione in Galilea fu, di fatto, una conseguenza della situazione che si stava generando in Libano. In questo scenario si collega il ruolo della Siria, che utilizzò lo stesso terrorismo di Abu Nidal come strumento di pressione per imporre una 'pax siriana' e mantenere la propria posizione di forza, godendo del supporto dell'Iran consolidasi dopo la rivoluzione del 1979". È inoltre di particolare rilievo quanto emerge dai documenti italiani, secondo cui, "già dal 1981, persino il terrorista Carlos addestrava gli uomini di Abu Nidal, a conferma di una rete del terrore vasta e interconnessa".
"Questa rete criminale - sottolinea il deputato di FdI - ha insanguinato l'Europa e l'Italia, colpendo simboli della comunità ebraica e interessi occidentali come la sede della compagnia aerea British Airways o il Café de Paris. In questo quadro spicca per crudeltà la strage di Fiumicino del 27 dicembre 1985, che contó 13 morti e 77 feriti. I documenti evidenziano come l'attacco, compiuto da Abu Nidal sotto la sigla Rosm, fosse stato preceduto da precisa informativa: già dal 10 dicembre 1985 i vertici della sicurezza erano a conoscenza di un possibile attentato a Roma, e il 18 dicembre il Sismi segnalava il trasferimento operativo di terroristi addestrati in Iran e provenienti da Damasco verso l'aeroporto della Capitale. Nonostante i messaggi di allerta inviati fino alla vigilia di Natale, la minaccia si concretizzò nel sangue".
"Quanto emerso oggi ribadisce l'urgenza di proseguire con determinazione l'operazione di trasparenza avviata con le direttive Draghi e rinvigorita dal governo Meloni. I fascicoli Sismi-Olp hanno iniziato a svelare i retroscena di quegli anni, ma non possiamo fermarci qui", aggiunge Mollicone. "Queste novità rappresentano un ulteriore e decisivo motivo per continuare l'opera di declassificazione dei documenti relativi ad Abu Nidal e alla sua organizzazione terroristica. È un dovere verso le vittime e i feriti di quell'orrore completare la ricostruzione della verità, rimuovendo ogni ultimo velo di segretezza sulle pagine più drammatiche della nostra storia repubblicana".