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Referendum, la magistrata "eretica" di Roma che si ribella alle correnti: "Fuori i mercanti dal Tempio"
«Avete fregato a mio cugino a presidente di sezione senza neanche dirmelo? Tu come hai votato? Perché continuate a leccare C...O, anche dopo l’accordo che ha fatto con i giudici amministrativi?». Fa discutere, e non poco, il post pubblicato da Clementina Forleo, presidente della terza sezione penale della corte di appello di Roma.
Un contenuto che, nei fatti, conferma quel sistema “correntizio”, ben raccontato nei libri di Palamara e per cui le sorti della giustizia sarebbero nelle mani di pochi “eletti”. Parole ancora più pesanti, considerando che siamo a pochi giorni dal referendum. Mediante il famoso sorteggio dei membri togati del Csm, votato dagli italiani il 22 e 23 marzo, infatti, potrebbe essere messo, per sempre, in soffitta quel “modus operandi” per cui mozioni di togati si dividono l’organo superiore della magistratura, in modo da gestire promozioni, trasferimenti e perché no anche fascicoli scomodi. Il tutto a discapito della comunità e della stessa categoria dei decisori che, come dimostrano le ultime statistiche, perde credibilità.
Ecco perché l’uscita via social della nota dottoressa scatena più di un semplice dibattito, dentro e fuori i tribunali. «Senza troppi fronzoli – scrive nell’invettiva via social contro chi avrebbe gestito la cosa pubblica come la propria – questa riforma serve a cacciare dal Tempio della giustizia i tanti mercanti che ancora pontificano per salvare le proprie poltrone e che tanti danni fanno ai cittadini tutti».
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Non mancano, quindi, le reazioni sia da parte dei sostenitori del “Sì”, che condividono e diffondono l’invettiva come un vero e proprio manifesto per il cambiamento, sia degli attivisti del “No” che, al contrario, fanno le vittime e dicono di sentirsi «risentiti». Peccato che, però, qui, parliamo di un meccanismo distorto per cui, a vantaggio di qualche eletto, viene distrutta la vita di tanti innocenti, finiti nel tritacarne solo per promuovere o penalizzare lo "sponsorizzato" del momento. La stessa Forleo, d’altronde, è simbolo di quella parte “isolata" e per fortuna "numerosa" della magistratura, talvolta criticata solo per non aver condiviso un manuale Cencelli, da condannare a prescindere. Tutti sanno che parliamo di quella professionista che nel 2007, mentre indagava sulla scalata della Bnl, dichiarava di subire pressioni da «poteri forti» che le impedivano di lavorare al meglio. Lo stesso Palamara, quando raccontava della procura di Milano, definiva l’allora giudice per le indagini preliminari come l’«eretica» che osò sfidare la casta. «Va rimossa», dicevano i suoi oppositori. Non è un caso, infatti, che l’ ex presidente dell’Anm, in quel frangente, la riteneva un «pericolo». Non a caso fu trasferita, senza esitazioni, dal tribunale di peso del capoluogo lombardo a quello di Cremona.