il caso
Malagiustizia, dimenticato un mese in cella ma il giudice viene "assolto"
Due imputati – uno agli arresti domiciliari e l’altro in carcere–"dimenticati" dal giudice, che però viene assolto dal Csm, con provvedimento confermato pochi giorni fa dalla Cassazione. L’assurdo episodio si verifica al Tribunale di Cosenza. Siamo nel 2022 e due persone rimangono private della libertà nonostante siano scaduti abbondantemente i termini della misura cautelare loro imposta, cioè gli arresti domiciliari per quello indagato per resistenza a pubblico ufficiale, sequestro di persona ed estorsione e la custodia in carcere per quello indagato per maltrattamenti in famiglia, lesioni personali e violenza sessuale. Il primo rimane irregolarmente sottoposto ai domiciliari per ben cinquantaquattro giorni, l’altro viene tenuto irregolarmente in carcere per ben sessanta giorni. Tutto ciò a causa della ‘dimenticanza’ del Giudice per le indagini preliminari, il quale ignora in entrambi i casi la scadenza della misura cautelare.
Entrambi sarebbero dovuti tornare in libertà il 19 novembre del 2021, ma, essendo stati ‘dimenticati’ dal Giudice per le indagini preliminari, il primo vede conclusi i domiciliari l’11 gennaio del 2022 e il secondo esce dal carcere solo il 17 gennaio del 2022. A farli tornare in libertà, seppur in ritardo, è il nuovo magistrato cui sono stati assegnati i due procedimenti. E il ‘vecchio’ Giudice per le indagini preliminari? Per lui–intanto trasferito ad altro ufficio – scatta un procedimento disciplinare, che però si chiude nel maggio del 2025 con una sorprendente assoluzione. Per la Sezione Disciplinare del Csm non ci sono dubbi sulle gravi‘dimenticanze’ del giudice, ritenute però non catalogabili come “illeciti disciplinari, essendo”, si legge nel provvedimento, “di scarsa rilevanza”.
A rendere ancora più clamorosa questa decisione è il passaggio con cui viene messa nero su bianco «la grave violazione» del giudice, colpevole di avere «mancato di disporre la scarcerazione dei due imputati» e di avere così «indebitamente ristretto la loro libertà». Il comportamento del giudice è stato causato, riconosce il Csm, «da inescusabile negligenza» e da «un grave errore di diritto, che ha causato ai due imputati un danno», ossia «l’indebita protrazione della restrizione della loro libertà personale».
Leggi anche: Referendum, al corteo per il No bambola raffigurante Giorgia Meloni sulla barella del pronto soccorso
Nello specifico, si è appurato che il giudice «ha rinviato le udienze a date successive alle scadenze dei termini di efficacia delle misure cautelari» applicate ai due imputati. E, aggiunge la Sezione Disciplinare del Csm, «lo stato di confusa gestione delle scadenze», da parte del giudice, «risulta avvalorato dalle annotazioni contenute nelle schede relative ai termini delle misure cautelari», annotazioni palesemente erronee, essendo «indicata nel primo caso la data» sbagliata «del 26 aprile 2022 e nel secondo caso la data” sbagliata “del 2 marzo 2022». Evidente la gravità delle dimenticanze del giudice. Però per il Csm i fatti sono «di scarsa rilevanza», non avendo, si legge nella pronuncia, confermata dalla Cassazione, «la omessa scarcerazione» dei due imputati «compromesso o messo in pericolo l’immagine del magistrato nella sua funzione giudiziaria, essendo trascorsi lassi di tempo relativamente brevi e che sarebbero stati giustificati», sempre secondo il Csm, se vi fosse stata «la corretta adozione di formali provvedimenti di proroga» delle due misure cautelari.