LO SCANDALO «PALAZZOPOLI»

Così l’Anm condizionava la Milano del futuro

GIOVANNI M. JACOBAZZI

Volete un esempio del peso delle correnti dell'Associazione nazionale magistrati nelle nomine dei vertici degli uffici giudiziari? E, soprattutto, sul fatto che il merito non sia l'unico requisito necessario per ottenere un incarico? Prendiamo la Procura di Milano, oggi l'ufficio che gestisce alcune delle domande più rilevanti e di maggiore impatto mediatico del Paese. Qualche mese fa il Consiglio superiore della magistratura ha riconosciuto la valutazione positiva di professionalità ad un ex consigliere che, alla vigilia della nomina dei futuri procuratori aggiunti della Procura del capoluogo lombardo, interloquiva con Luca Palamara. Dalle chat – acquisite nell'ambito dell'indagine della Procura di Perugia sul cosiddetto “Palamaragate” e inserite nel fascicolo dell'ex consigliere – risulta che i due si scambiarono numerosi messaggi sui possibili nominativi da sostenere. Le conversazioni, sulle quali il Csm ha quindi chiesto spiegazioni al diretto interessato al fine di esprimere un giudizio sulla sua professionalità, riguardavano il “gradimento” dei candidati all'interno dell'ufficio e le possibilità di convergenza tra i diversi gruppi presenti in Consiglio. Un passaggio particolarmente significativo ha interessatova le interlocuzioni con l'allora procuratore di Milano, Francesco Greco, successivamente nominato dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri consulente per la legalità in Campidoglio.


Il riferimento diretto era alla posizione della magistrata Tiziana Siciliano, poi balzata alle cronache per essere diventata titolare del fascicolo sull'urbanistica che vede tra gli indagati eccellenti anche l'archistar Tito Boeri. Le dichiarazioni dell'ex consigliere furono molto esplicite: bisognava capire quali fossero gli «umori interni» della Procura di Milano. «C'era una sorta di interlocuzione doverosa, ripeto, con il procuratore per evitare che potesse essere nominato aggiunto una persona non gradita a lui», aveva detto ai colleghi che gli chiedevano chiarimenti su questi messaggi. Superato quel passaggio, l'ex consigliere non fece mistero di ammettere che «i nominativi vennero decisi all'interno del Consiglio, previa riunione della corrente di Unicost e previo poi incontro con i rappresentanti degli altri gruppi interni al Consiglio superiore».


Quindi, oltre al merito professionale, risultarono essere rilevanti per la nomina il gradimento del capo dell'ufficio e, soprattutto, la "convergenza" tra i diversi gruppi associativi. In altre parole, il manuale Cencelli applicato alle toghe. L'ex consigliere aveva chiarito il contesto di quella interlocuzione: «Qui noi avevamo un problema. E il problema, di nuovo, era quello di Tiziana Siciliano». E aveva aggiunto un dettaglio: «Mi continuavano ad arrivare voci da Milano che Tiziana Siciliano si lamentava, molti mesi prima di questi messaggi, apertamente al bar, con i colleghi eccetera, di essere tagliata fuori dai giochi di potere del Consiglio». Parole pesanti. Perché evocano esplicitamente l'esistenza di “giochi di potere” legati alle nomine. Ciò che l'Anm continua pervicacemente a negare, contrastando in tutti i modi la riforma che vuole modificare l'attuale assetto del Csm. Nella stessa audizione l'ex consigliere aveva anche spiegato di aver contattato Greco per verificare sevi fossero problemi personali o professionali con alcuni dei candidati: «Che lui avesse una contrarietà, una qualche forma di inimicizia o di idiosincrasia nei confronti di uno di questi candidati mi interessava eccome». E aveva riferito quale fosse stata la risposta del procuratore di Milano: «Francesco Greco mi disse che non aveva nessun problema alla nomina di Siciliano».


Anzi: «La considerava fra quei quattro più anziani che certamente, a suo modo di vedere, meritavano la nomina». Le chat tra l'ex consigliere e Palamara mostrano bene il clima nel quale maturano le proposte del Csm. Conversazioni che restituiscono uno spaccato molto concreto del funzionamento informale delle dinamiche consiliari: scambi di valutazioni, verifiche di equilibri interni, contatti con i vertici degli uffici interessati. Per la cronaca, da quelle chiacchierate non sono derivate conseguenze di alcun tipo per l'ex consigliere, poi promosso dal Csm. Il confronto con la vicenda di Luca Palamara resta tuttavia inevitabile. L'ex presidente dell'Anm è stato irradiato dall'ordine giudiziario con decisione disciplinare definitiva. Le stesse conversazioni che per altri magistrati sono rimaste sul piano delle «inopportunità», per Palamara hanno contribuito a determinare la sanzione più grave prevista dall'ordinamento. Destini giudiziari molto diversi con una sola lettura possibile: la voglia di mettere la testa sotto il tappeto.