LA MALAGIUSTIZIA
Il Sistema in affanno. La fabbrica delle nomine poi ritenute illegittime
L’annullamento delle nomine giudiziarie è una crepa nella fiducia tra cittadini e istituzioni. Il Csm che dovrebbe garantire trasparenza e merito, infatti, vede sempre più spesso le sue decisioni bocciate dai giudici amministrativi. E così emerge un sistema in affanno, segnato da lacune procedurali e motivazioni fragili, che ne minano l'autorevolezza. Ma ciò che rende il quadro ancora più inquietante èche dopo il cosiddetto scandalo Palamara, dopo le intercettazioni che hanno squarciato il velo su logiche spartitorie e carrieristiche, «a oggi non è cambiato nulla, nemmeno nella gestione delle nomine» continua a ripetere il sostituto procuratore della Dda di Napoli, Giuseppe Visone. Ad aprire il vaso di Pandora è lo stesso magistrato: «Con Luca Palamara nelle chat interagivano 700 colleghi. Nessuno di questi 700 colleghi ha pagato, anzi molti di loro hanno fatto carriera». D’altronde, come fa sapere lo stesso sostituto procuratore, punire disciplinarmente tutti avrebbe significato processare di fatto un'intera categoria. E così si optò allora per una sorta di moratoria, battezzata «dottrina dell’autopromozione non pregiudiziale», spiegata dallo stesso Visone: se un magistrato si auto-promuoveva limitandosi a vantare i propri meriti («io sono il migliore, sostenetemi») senza attaccare o denigrare iconcorrenti, la condotta non veniva considerata disciplinarmente rilevante. Risultato? Nessuno dei 700 ha subito sanzioni e molti hanno proseguito indisturbati la carriera. Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 330/2021, aveva ribadito un principio elementare: il Csm non è un organo politico, ma di alta amministrazione, e le sue scelte devono basarsi su parametri strettamente professionali e motivazioni solide. Parole sacrosante, rimaste però lettera morta. La sfilza di annullamenti accumulatisi negli anni lo testimonia. Il caso simbolo resta la nomina di Michele Prestipino a procuratore di Roma, già nata sotto una cattiva stella per via delle chat dell’hotel Champagne: annullata per mancanza di motivazione adeguata sull’esclusione di Marcello Viola, con il Consiglio di Stato a confermare la necessità di una comparazione puntuale e basata su fatti oggettivi. A ruota, nel 2022, due sentenze gemelle hanno travolto i vertici della Corte di Cassazione, azzerandole nomine di Pietro Curzio e Margherita Cassano: motivazioni giudicate «manifestamente irragionevoli».
Ancora più eclatante la odissea di Giovanni Bombardieri a Reggio Calabria: la sua nomina a procuratore capo annullata due volte dal giudice amministrativo per aver dato «ingiustificata e illogica prevalenza» alla presunta maggiore conoscenza della’ndrangheta, trascurando l’esperienza di altri candidati (come Domenico Angelo Raffaele Seccia). A Firenze il copione si ripete. Nel dicembre 2024 il Consiglio di Stato ha annullato la nomina di Filippo Spiezia a procuratore capo, perché il Csm aveva impropriamente equiparato un incarico europeo a un ruolo direttivo effettivo. In precedenza era già saltata la nomina di Ettore Squillace Greco a procuratore generale, per un errore banale nella ricostruzione del curriculum. E l'elenco non si ferma: a Bologna annullata la nomina di Paolo Fortuna a procuratore generale per aver penalizzato Lucia Musti in base a contatti con Palamara ritenuti irrilevanti; a Trapani bocciata la nomina a procuratore di Gabriele Paci per comparazione lacunosa; a Genova prima caduta la nomina di Roberto Aniello (procuratore generale) per omissionivalutative, poi quella di Mario Pinelli (procuratore generale), «resuscitata» con un’interpretazione «creativa« nonostante la decadenza tecnica. E ancora. A Napoli azzerata la nomina di Raffaele Falcone a procuratore aggiunto per motivazione al limite dell’omissione; a Palermo saltata quella di Antonio Balsamo a presidente del Tribunale per mancanza dei requisiti; a Roma annullatala nomina dell’aggiunto Stefano Pesci per incompatibilità familiare non dichiarata; alla Cassazione bocciata quella di Alfredo Pompeo Viola per violazione dei termini di incompatibilità ex lege. Nonostante scandali e condanne, il sistema ripete gli stessi errori. Le riforme? Parole al vento. Tuttavia, Visone guarda con speranza a una possibile via d’uscita: «Con il sorteggio riusciremo finalmente a separare l’Anm dal Csm, ridando centralità al merito e alla professionalità».