Magistrati intoccabili

Quei magistrati intoccabili: il giudice va in ferie, atti in tabaccheria. E il Csm lo "assolve"

Giovanni M. Jacobazzi

Una richiesta urgente di intercettazioni, un giudice di turno che si trova il fine settimana al mare a centinaia di chilometri di distanza dal tribunale competente, una tabaccheria utilizzata come punto di ricezione e invio degli atti. Non è la trama di un cine panettone con Cristian De Sica o Massimo Boldi ma quanto emerge da una delibera del Consiglio superiore della magistratura riguardo la valutazione di professionalità di un giudice del Tribunale di Torino.

Tra gli atti esaminati nel procedimento compare anche infatti un episodio quanto mai «singolare» che risale all’estate di qualche anno fa, quando il magistrato era di turno come giudice per le indagini preliminari.

 

In quella giornata, il magistrato avrebbe dovuto trovarsi in ufficio o comunque essere immediatamente reperibile per eventuali richieste urgenti provenienti dalla Procura. Invece si trovava a Viareggio, in Toscana.

La circostanza emerge dal procedimento disciplinare successivamente avviato nei suoi confronti. Secondo quanto ricostruito negli atti, il giudice si era allontanato da Torino senza comunicare tempestivamente al presidente del tribunale o ai responsabili della sezione Gip l’impossibilità di essere presente. La mattina, pensandolo invece in ufficio, la Procura gli aveva trasmesso una richiesta di convalida urgente di alcune intercettazioni telefoniche. Non trovandosi in sede, il giudice chiese allora alla cancelleria del tribunale di trasmettergli la documentazione. Il fax, a sorpresa, non venne però inviato al tribunale di Viareggio o ad una struttura istituzionale, come ad esempio il commissariato di polizia o la caserma dei carabinieri. No, gli atti vennero inviati ad una tabaccheria della città del carnevale.

 

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Il magistrato, ricevuta la documentazione, redisse il provvedimento di convalida e tentò di inviarlo al tribunale dove lo aspettavano con ansia. Dopo alcuni tentativi effettuati a vuoto nel primo pomeriggio, il giudice riuscì a trasmettere il provvedimento con successo solo la mattina del giorno successivo, sempre via fax. Rientrato a Torino dopo il fine settimana, per l’esattezza nel pomeriggio di lunedì, il magistrato depositò quindi l’originale del provvedimento in cancelleria la mattina seguente.

 

La vicenda diede origine ad un disciplinare nei confronti del magistrato. Le contestazioni riguardarono due illeciti: da un lato la violazione dei doveri di diligenza e correttezza, dall’altro una possibile violazione dell’obbligo di riservatezza su atti coperti, come appunto le intercettazioni, dal più stretto segreto investigativo. In particolare, venne contestato al giudice di essersi allontanato da Torino durante il turno senza avvisare tempestivamente i superiori e di aver gestito atti giudiziari sensibili al di fuori delle sedi istituzionali.

La Sezione disciplinare del Csm, comunque, assolse il magistrato. Secondo Palazzo Bachelet, pur essendo venuto meno al dovere di rientrare rapidamente in sede, il giudice avrebbe cercato di trovare una «soluzione» per dare una risposta alla richiesta della Procura. La scelta più lineare sarebbe stata quella di avvisare il capo dell’ufficio per essere sostituito, nonostante ciò, i tempi previsti dal codice per la convalida vennero rispettati.

Quanto alla possibile violazione del segreto investigativo, non venne mai provato che altre persone abbiano avuto accesso agli atti. Il titolare della tabaccheria, legato al magistrato da rapporti di amicizia, avrebbe infatti aperto il locale appositamente per consentirgli di utilizzare il fax in completa riservatezza. Circostanza che, secondo la sezione disciplinare del Csm, escluse la possibilità che atti coperti da segreto investigativo fossero stati conosciuti da terzi.

Riguardo la valutazione di professionalità, infine, il parere era rimasto favorevole, essendo il magistrato «ottimo», «professionalmente molto preparato», dotato di «equilibrio, cultura giuridica e spirito di servizio».

 

In altre parole, il Csm ritenne che l’episodio non avesse configurato una carenza nei parametri di professionalità del magistrato, così da incidere sul giudizio complessivo di carriera.

Resta tuttavia agli atti una ricostruzione piuttosto «originale» del funzionamento della giurisdizione: una richiesta urgente di intercettazioni gestita a distanza, tra Torino e la Versilia in piena estate, con l’ausilio di un fax e con la collaborazione per così dire logistica - di una tabaccheria.