Roma
Pineta di Castel Fusano, messi a dimora 300 alberi tra pini, lecci e sughere
Trecento nuovi alberi per restituire respiro alla Pineta di Castel Fusano. Dopo l’intervento di messa in sicurezza su viale del Mediterraneo e via del Gran Pavese, dove sono stati rimossi d’urgenza 80 pini secchi con contestuale sostituzione, da ieri ha preso il via una nuova fase di lavori lungo via di Castel Fusano con un'operazione che prevede la messa a dimora di 300 alberi tra pini, lecci e sughere, finanziata con 500 mila euro dall’assessorato capitolino all’Ambiente ed eseguita dal dipartimento tutela ambientale di Roma Capitale a supporto del X Municipio . «Tra le 300 alberature, ci saranno circa 60 giovani pini con un diametro medio di 40 centimetri, dimensioni che consentono di effettuare trattamenti endoterapici contro i parassiti - informa l’assessora capitolina Sabrina Alfonsi - Le nuove piante, saranno collocate a una distanza di circa 50 metri l’una dall’altra e alternate con lecci e sughere. Una scelta tecnica che punta a favorire una crescita più equilibrata e a limitare la diffusione della Toumeyella, la cocciniglia che negli ultimi anni ha colpito duramente i pini del litorale romano».
Parallelamente è operativo anche un intervento esecutivo di recupero ambientale delle aree boscate percorse dal fuoco, approvato con decreto del Ministero dell’Ambiente nel 2019 e finanziato con circa 600 mila euro nell’ambito del programma nazionale per rafforzare la resilienza delle aree naturali protette. Tra i frequentatori della pineta, però, si osserva che molti di queste piantumazioni sono «mini». «Gli alberi che stanno piantumando sono microscopici: hanno le dimensioni di un manico di scopa, quando va bene, altre volte sono più piccoli di un telefono cellulare», osserva il direttore del dipartimento di scienze dell’ambiente e della natura dell’Università Unisrita, Marco Doria. Tuttavia, spiegano i tecnici, le dimensioni ridotte rientrano nei protocolli forestali utilizzati per i rimboschimenti, che privilegiano piante giovani per garantire un migliore attecchimento nel lungo periodo.
L’intervento riguarda la zona devastata dall’incendio del 2017 e punta a rafforzare la biodiversità e la capacità di resistenza dell’ecosistema, oltre a salvaguardare il valore paesaggistico e identitario della pineta. Il progetto interessa complessivamente circa 40 ettari e prevede cure colturali per almeno tre anni per garantire l’attecchimento delle nuove piante. I lavori sono già in corso: l’impresa incaricata ha avviato le cantierizzazioni, effettuato decespugliamenti su circa 10 ettari e messo a dimora oltre 22 mila piante forestali, tra cui circa 7 mila pini di Aleppo. «Con questi primi interventi iniziamo a curare le ferite subite nel tempo dalla Pineta, soprattutto a causa degli incendi e dell’infestazione da Toumeyella», sottolinea Alfonsi, ricordando come la Pineta di Castel Fusano rappresenti uno dei principali polmoni verdi del litorale romano, un ecosistema complesso e fragile la cui tutela richiede una gestione ambientale basata su interventi strutturali e di lungo periodo.