“Caduta di professionalità”

Giustizia, gli intoccabili tra le toghe: il pm di Trieste insulta un finanziere ma il Csm lo salva

Giovanni M. Jacobazzi

Un magistrato insulta un colonnello della guardia di finanza e tuttavia la sua carriera continua a procedere senza ostacoli. È quanto emerge da una delibera con cui il Consiglio superiore della magistratura ha riconosciuto la settima valutazione di professionalità, l'ultima e la più importante, soprattutto sotto l'aspetto economico, al pm triestino Federico Frezza. Una decisione che solleva forti interrogativi sulla reale "incisività" del sistema disciplinare della magistratura. La vicenda inizia qualche anno fa, quando il magistrato, accompagnato in auto da un assistente della Polizia di Stato, si dirige verso la Direzione investigativa antimafia, allora comandata da un colonnello delle Fiamme gialle. Senza alcun motivo apparente, il pm inizia a criticare duramente il colonnello, affermando che "non aveva mai concluso niente durante la sua permanenza a Trieste" e che "scriveva come un alunno di quinta elementare", aggiungendo poi di non voler più lavorare con lui. Parole che non rimangono nel chiuso dell'abitacolo in quanto il poliziotto decide di riferire tutto all'ufficiale della gdf. Ne nasce un procedimento disciplinare nel quale il magistrato è accusato di "condotta gravemente scorretta nei confronti di un appartenente alla polizia giudiziaria", e al termine del quale viene punito con la sanzione della "censura", la più lieve. Ci sarebbe anche il trasferimento d'ufficio, ma quello viene annullato dalla Cassazione.

 

 

Durante l'istruttoria, il procuratore generale presso la Corte d'appello di Trieste Dario Grohmann definì quell'episodio "estremamente grave". Secondo il magistrato, non si trattava soltanto di un'offesa personale, ma di un comportamento capace di compromettere i rapporti istituzionali tra Procura e organi investigativi. Criticare pesantemente un ufficiale della guardia di finanza, per di più parlando con l'autista dello stesso ufficiale, significava, a suo avviso, incrinare il rapporto di fiducia tra magistrati e polizia giudiziaria, elemento essenziale per il funzionamento delle indagini. Grohmann, pur riconoscendo a Frezza notevoli capacità investigative, lo descrisse come una persona dal carattere forte e divisivo: un magistrato capace di suscitare entusiasmi tra alcuni collaboratori, ma anche timori e forti resistenze in altri. Tra gli episodi emersi durante le audizioni, figurò anche quello che coinvolse una funzionaria della polizia locale, assegnata alla segreteria del magistrato. Secondo quanto riferito dal procuratore della Repubblica, la funzionaria aveva addirittura redatto una relazione dopo essere stata duramente rimproverata dal magistrato. Il rimprovero sarebbe stato talmente pesante da portarla a scoppiare in lacrime.

 

 

Sempre nel corso delle audizioni davanti al Csm, emersero poi diversi episodi di attrito del magistrato con altri appartenenti alla pg e con dipendenti dell'ufficio. Un autista scrisse di essere stato offeso ripetutamente. Altri funzionari segnalarono atteggiamenti ritenuti arroganti nei rapporti di lavoro. Sempre secondo il procuratore generale, si trattava di manifestazioni di un tratto caratteriale ben noto negli ambienti giudiziari triestini: una personalità incline a reazioni "brusche" nei confronti di chi lo contraddiceva. Nonostante queste vicende, il Csm ha ritenuto che gli episodi emersi non fossero sufficienti a compromettere la sua valutazione complessiva. L'episodio degli insulti al colonnello, in particolare, aveva rappresentato solo una "momentanea caduta di professionalità". Una domanda è inevitabile. Perché aver tenuto comportamenti che lo stesso Csm ritiene gravemente scorretti non ha inciso sulla progressione professionale? Quale messaggio arriva a chi lavora quotidianamente accanto a giudici e pm, investigatori, funzionari, personale amministrativo, quando episodi come questi non hanno conseguenze concrete sul piano della loro carriera? Il magistrato può offendere le persone senza rischiare nulla? Ma, soprattutto, cosa accadrebbe se ad essere etichettato con quella terminologia è invece il magistrato?