LA PROCEDURA

Nato intercetta missili iraniani sulla Turchia: quando scatta l'articolo 5?

La Repubblica islamica iraniana ha lanciato un missile contro la Turchia, che è stato intercettato dalla Nato. È la seconda volta che accade dallo scoppio della guerra in Medio Oriente. A confermarlo è stato il portavoce dell'Alleanza atlantica, Allison Hart, che ha ribadito il pronto impegno "a difendere con fermezza tutti gli alleati da qualsiasi minaccia". Similmente si è espresso il ministro della Comunicazione di Ankara, Burhanettin Duran: "Avvisiamo ancora una volta soprattutto l'Iran e tutte le parti a evitare atti che potrebbero mettere in pericolo la sicurezza della regione e dei civili". La notizia ha provocato un'allerta generale e ha riacceso il timore per l'applicazione dell'articolo 5 Nato. Ma di cosa si tratta?

L'articolo in questione stabilisce che un attacco armato contro uno o più membri in Europa o Nord America "sarà considerato un attacco contro tutti loro" e quindi "se tale attacco armato si verifica" ciascuna delle parti "nell'esercizio del diritto di autodifesa individuale o collettiva [...] assisterà la Parte o le Parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e in concerto con le altre Parti, le azioni che ritiene necessarie, compreso l'uso della forza armata, per ripristinare e mantenere la sicurezza dell'area dell'Atlantico del Nord". La reazione armata, dunque, non è immediata ma rientra fra le opzioni applicabili. Finora, la Nato ha invocato l'articolo 5 per la prima e unica volta nella sua storia dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre contro gli Stati Uniti. 

Come viene attivato l'articolo 5?

Non esiste una procedura specifica di attivazione, ma l'obbligo di assistenza reciproca è subordinato a due condizioni. La prima, che l'Alleato subisca un attacco armato. La seconda, che l'Alleato richieda o acconsenta un'azione collettiva. Esiste dunque il caso in cui il paese colpito possa non volere assistenza. La questione viene comunque rimessa a una riunione convocata dal Consiglio che, analizzando il caso specifico, può permette agli Alleati di emettere una dichiarazione politica per invocare o dichiarare di intraprendere azioni di difesa collettive.

Cosa succede quando viene attivato l'Articolo 5?

In caso di applicazione, ogni Alleato è obbligato ad assistere il membro aggredito adottando "l'azione che ritiene necessaria". Un obbligo individuale da portare avanti in consultazione e coordinamento con altri alleati. Questo non limita i membri dall'intraprendere azioni unilaterali o bilaterali, giacché spetta ai singoli decidere come attuare l'assistenza purché i loro sforzi possano essere considerati coerenti con ciò che è necessario "per ripristinare e mantenere la sicurezza dell'area dell'Atlantico del Nord." 

Limiti

È importante sottolineare che l'Articolo 11 del Trattato riconosce e accetta che possano esserci limitazioni costituzionali che influenzano il modo in cui i singoli Alleati adempiono ai loro obblighi ai sensi dell'Articolo 5. Per esempio, il dispiegamento delle forze armate all'estero può essere soggetto ad approvazione o consultazione parlamentare preventiva in alcuni Paesi.

Italia

In merito al caso della Turchia, la Farnesina è andata cauta. "Vedremo che cosa diranno i turchi e se il missile era diretto verso la Turchia. Bisogna sempre essere molto prudenti ed evitare una escalation - ha detto il ministro degli Esteri, Antonio Tajani - Siamo solidali con la Turchia, siamo vicini in amicizia al popolo turco, ma qualsiasi scelta deve essere fatta con grande prudenza. Non credo che ora ci siano le ragioni per l'applicazione dell'Articolo 5".