Scuola e lavoro

Tavolo istituzionale sul fenomeno NEET. Il 15% dei giovani non studia né ha un'occupazione

Filippo Impallomeni

«Troppi giovani arrivano al momento della scelta del proprio futuro senza aver avuto occasioni strutturate per allenare competenze chiave come lavorare per progetti, prendere decisioni, presentare un’idea». Con queste parole Anna Gionfriddo, Presidente di Junior Achievement (JA) Italia, ha aperto un tavolo istituzionale sul mismatch scuola-lavoro alla «CEOforLIFE Clubhouse». Al centro del dibattito il disallineamento tra ciò che la scuola forma e ciò che il mercato del lavoro chiede. Con uno sguardo attento al fenomeno dei NEET: giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano. In Italia sono il 15.2% (è il secondo dato peggiore in Europa, dopo la Romania). Serve quindi investire sulla formazione delle risorse umane partendo proprio dai banchi di scuola. Il nodo è politico quanto tecnico: oggi, ha spiegato Gionfriddo, «la transizione scuola-lavoro è ancora affidata più alle circostanze che a un disegno chiaro.

Tra i giovani italiani tra i 18 e i 29 anni, il 52,8% non ha mai fatto un'ora di educazione imprenditoriale, né a scuola né fuori» e di conseguenza non ha mai maturato quelle soft skill «fondamentali per rafforzare orientamento e occupabilità». La ricerca condotta da JA Italia con SWG mostra, infatti, che i giovani si danno un voto medio di 6,8 su 10 per la soddisfazione generale sul proprio percorso formativo. Ma quando si scende nel dettaglio delle skill che il mercato realmente richiede, i numeri crollano: 6,1 per la capacità di presentare un'idea, 5,9 per lavorare per progetti, 5,8 per prendere decisioni. In sintesi: le offerte di lavoro non mancherebbero, al contrario dei requisiti richiesti al colloquio. La soluzione, nel concreto? «Serve un dialogo stabile tra scuola, istituzioni, associazioni e imprese perché solamente attraverso un’alleanza continuativa possiamo costruire una scuola davvero abilitante e ridurre il mismatch tra formazione e lavoro», ha concluso Anna Gionfriddo. Il problema però sarebbe anche culturale.

Mentre la Nazione sta affrontando un forte invecchiamento della popolazione che nei prossimi anni, secondo quanto emerso durante il dibattito, potrebbe tradursi in un deficit significativo di forza lavoro.  «Per anni- ha spiegato Walter Rizzetto, presidente XI Commissione Lavoro Camera dei deputati- è stato trasmesso ai giovani l’idea che esistessero solo alcune professioni di successo e altre di serie B. Ma la realtà è che il Paese ha bisogno di professionisti in ogni settore». Tornando al fenomeno dei Neet, l’esponente di Fratelli d’Italia, ha rilanciato la sua proposta di legge per istituire la «Giornata nazionale per il contrasto dei Neet». «Non è solo un’iniziativa simbolica- ha sottolineato Rizzetto- ma un intervento concreto per rafforzare le politiche attive e integrate a favore dell’inclusione giovanile» E ancora: «Serve uno strumento operativo per affrontare con determinazione una delle emergenze sociali più urgenti per il futuro del Paese». Dichiarazioni alle quali si è accodata Miriam Cresta, CEO di JA Italia, che ha ribadito: «Ora la sfida è trasformare l’indirizzo politico in esperienze concrete dentro le scuole».