il commento

Intellettuali spompati e pupazzi russo-cinesi: adesso serve un neoatlantismo

Daniele Capezzone

Le immagini della Storia parlano da sé: gli iraniani sperano e festeggiano, mentre nei nostri studi televisivi i presunti «esperti» hanno la faccia lunga e triste, vere e proprie «vedove» dell’ayatollah Khamenei.
Poveri intellettuali spompati. Da dieci anni non ne azzeccano una: non hanno capito Brexit, non hanno capito né la prima né la seconda vittoria di Trump, non hanno capito l’affermazione in mezzo mondo di quelli che hanno spregiativamente bollato come «sovranisti», e anche in epoca Covid hanno sparacchiato a casaccio, curando sempre di non dire mezza parola contro la Cina. Negli ultimi due anni, poi, pur di dare addosso a Trump (e Netanyahu), hanno tifato per Hamas, poi per Teheran, perfino per Maduro a Caracas.

E allora? E allora certo che una guerra porta sempre con sé rischi fatali, e non si tratta - dal nostro lato - di farci prendere da un’assurda esaltazione bellicista. Figurarsi. E tuttavia occorre tenerci alla larga da due mali. Il primo è il lavorio dei numerosi pupazzi russo-cinesi che operano qui in Italia: politici, ex uomini delle istituzioni, giornalisti, spontaneamente (in molti casi spintaneamente) impegnati in una costante azione da quinte colonne di Pechino e Mosca. Per lo più stanno a sinistra, ma qualcuno è stato appositamente inventato per creare problemi al centrodestra. La seconda tendenza da evitare, opposta alla prima ma a sua volta confusa, è quella di un europeismo di maniera («ci vuole più Europa»), come se questa Ue avesse funzionato bene (non è stato così, lo sappiamo), e come se avesse senso in futuro schierarla senza e magari contro gli Usa. Assurdo.

La strada da seguire è invece una terza, difficile e a tratti impopolare: quella di un neoatlantismo capace di tenere il filo del rapporto con Donald Trump e gli Stati Uniti anche nelle giornate difficili. Ricordando alla Casa Bianca che per rendere di nuovo grande l’America («make America great again») occorre avere a cuore l’intero Occidente. «Make the West great again», come disse benissimo Meloni a Trump alla Casa Bianca. La sfida è tutta qui.