il caso firenze

Crocifissi e presepe bocciati nelle scuole. Il caso Firenze, così la sinistra si sottomette all’Islam

Christian Campigli 

Sottomissione all’Islam in salsa toscana. La cancellazione delle nostre tradizioni, di usi secolari in nome di un grottesco rispetto per le altre religioni. Il malcelato odio verso il cattolicesimo, la famiglia e i valori che hanno reso l’Occidente il motore trainante del pianeta. A Firenze la nona commissione ha bocciato la mozione presentata dal consigliere di Noi Moderati, Luca Santarelli avente ad oggetto «Crocifissi e presepi nelle scuole comunali di ogni ordine e grado». Come da tradizione, la scusa ufficiale di questa grottesca decisione viene affidata al solito, lagnoso motivetto stonato dell’autonomia scolastica. «L’intervento comunale non può sostituirsi alle scelte pedagogiche delle scuole, che devono riflettere la complessità della nostra società multiculturale – ha affermato il presidente Barbieri. Le tradizioni cristiane, crocifisso e presepe inclusi possono essere valorizzati come occasioni di apprendimento culturale, ma solo nel quadro di iniziative inclusive che rispettino tutte le sensibilità, senza privilegiare una confessione religiosa».

I nipotini di Carlo Marx vogliono cancellare quello che siamo stati, che siamo e che saremo per non "offendere" gli altri. In particolar modo, gli immigrati, tanto cari all’universo progressista (e alle cooperative rosse per le quali rappresentano un business milionario da sfruttare). «Per arginare la deriva woke, dobbiamo, al contrario, ricostruire i simboli di pace e di Fratellanza. Nessuna religione o comunità straniera trova crocifisso e presepe divisivi – ha ricordato il consigliere comunale di Fdi, Alessandro Draghi. Siamo noi stessi che ci genuflettiamo al diverso pensando sia migliore di noi. Non dobbiamo avere senso di colpa nei confronti di nessuno». Sulla stessa linea anche il capogruppo in Regione Toscana di Forza Italia, Marco Stella: «È uno schiaffo alla nostra storia, alla nostra cultura, alla nostra identità e alle nostre tradizioni. Perché di questo si tratta, non certo di una vicenda di carattere confessionale».