caso spioni
Dossieropoli, picco di accessi abusivi con de Raho alla guida della procura Antimafia
Federico Cafiero de Raho assicura che non sapeva nulla dei dossieraggi ai danni di politici, imprenditori e vip che avvenivano alla Direzione nazionale antimafia quando lui era procuratore capo. Oggi che è deputato del Movimento 5 Stelle parla di un attacco politico nei suoi confronti portato avanti dal centrodestra con la relazione approvata tre giorni fa in Commissione parlamentare antimafia. A supporto della sua auto-difesa, de Raho ricorda che «l’accesso di Striano che riguardava il ministro Crosetto è del luglio 2022 e io avevo lasciato l’incarico da febbraio».
E aggiunge: «Sino a novembre ci sono numerosi altri accessi che riguardano esponenti della maggioranza. Anche chi è venuto dopo di me non ha rilevato nulla sino alla conoscenza dei risultati delle indagini». Il riferimento è a Giovanni Melillo, l’attuale procuratore capo antimafia insediatosi nel maggio del 2022. La ricostruzione di de Raho è oggettivamente corretta. L’ex numero uno della Dna, però, tralascia però alcuni particolari significativi. È vero che gli accessi abusivi del finanziere Pasquale Striano sono proseguiti anche quando lui se ne era andato. Ma è altrettanto vero che sotto la sua direzione, Striano si rese protagonista di un vero e proprio boom di ingressi nelle banche dati riservate. Accessi che quando de Raho lasciò l’incarico si ridussero notevolmente. Anzi, crollarono verticalmente.
Ciò non significa che de Raho ne fosse per forza a conoscenza. Il deputato M5S non è mai stato indagato, né dalla procura di Perugia né da quella di Roma che attualmente gestisce il fascicolo. Il problema è essenzialmente politico. Il centrodestra lo accusa di «omesso controllo». Anche se la relazione a firma della presidente della commissione antimafia, Chiara Colosimo, arriva a mettere nero su bianco il fatto che de Raho fosse a conoscenza degli accessi illegali. «Era informato degli illeciti consumati», si legge. A saltare all’occhio, però, è il cambio di passo tra il prima e il dopo de Raho.
Occorre fissare delle date. De Raho è stato procuratore capo antimafia dal novembre 2017 al febbraio 2022. Dopo tre mesi di vacatio, a maggio, è arrivato Melillo. Il tenente Striano ha smesso di fare accessi illegali quando è stato rimosso dall’incarico, ovvero a dicembre 2022. Agli atti dell’inchiesta della procura di Roma c’è il report aggiornato di questa attività di dossieraggio. Dal primo gennaio 2019 al 31 dicembre 2022, Striano ha "esportato" 349.055 documenti dalle banche dati.
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Addirittura undicimila in un solo giorno, l’11 agosto 2021. In una comunicazione alla procura capitolina, Melillo l’ha definito un «download massivo», in pratica una sorta di pesca a strascico di documenti riservati. Nel 2019 il finanziere ha scaricato 68.775 documenti. Nel 2020 sono stati 57.219. Il balzo nel 2021: la bellezza di 196.380.
Poi il crollo nei primi undici mesi del 2022: "solo" 26.681 documenti scaricati. Praticamente un quinto dell’anno precedente.
Cosa è accaduto quando Melillo è arrivato? Semplice: ha messo mano all’ufficio che si occupava delle s.o.s., le segnalazioni di operazioni sospette dove lavorava Striano sotto la supervisione del procuratore Antonio Laudati (entrambi indagati). Il 4 agosto il nuovo procuratore capo ha fatto una riunione per affrontare i problemi del gruppo s.o.s., poi di ritorno dalle ferie Anno A febbraio Federico Cafiero de Raho ha lasciato l’incarico da procuratore capo Antimafia. A maggio gli è subentrato Giovanni Melillo ha iniziato a raccogliere le varie criticità, in particolare quelle legate ai rapporti con la Guardia di Finanza, con cui poco dopo avrebbe stilato un protocollo operativo. Al 18 novembre risale la decisione di rivedere l’assetto organizzativo dell’ufficio per garantire maggiore controllo. Poco dopo scoppia lo scandalo Striano, le denunce del ministro della Difesa Guido Crosetto e l’indagine della procura. Intanto, però, una valanga di politici, quasi tutti di centrodestra, era stata dossierata.
L’elenco è lunghissimo. Da coloro che sarebbero diventati ministri, come Francesco Lollobrigida, Marina Elvira Calderone e Giuseppe Valditara, Anno Quando è stato raggiunto il picco di accessi abusivi alle banche dati da parte di Striano fino ai sottosegretari Giovanbattista Fazzolari, Claudio Durigon e Andrea Delmastro. Ma anche la sinergia tra i dossier di Striano coni giornalisti amici per costruire articoli "mirati" su Silvio Berlusconi e Elisabetta Casellati nella fase calda delle elezioni a presidente della Repubblica. Fino alla Lega, il partito più dossierato di tutti, con la storia emblematica di Armando Siri. Sul cui caso, la commissione antimafia sottolinea come le sue affermazioni di de Raho «siano caratterizzate da intrinseca contraddittorietà e smentite dalle complessive risultanze dell’istruttoria svolta».