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Delmastro: "Gli anarchici cercano sponde con ProPal e antagonisti per dichiarare guerra allo Stato"

Alessio Buzzelli

«Qualche tempo fa Cospito cercava una sponda tra la criminalità organizzata per abbattere il 41bis; oggi lo stesso fa la Beniamino, tentando una saldatura con ProPal, antagonisti e piazze che ribollono. Ma il metodo è lo stesso, e pure l’obiettivo lo è: dichiarare guerra allo Stato». Per Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, ci troviamo davanti ad uno snodo fondamentale per la sicurezza dello Stato e, quando «si alza il tiro come sta accadendo oggi», dice, sci sarebbe bisogno di «un fronte repubblicano unito in grado di rispondere alle minacce».

Onorevole Delmastro, la lettera di Anna Beniamino ha riacceso gli animi sul carcere duro e più in generale sul conflitto contro lo Stato inteso come nemico assoluto.
«Mi sembra di rivivere quello che ho vissuto due anni fa proprio con il 41bis e Cospito. In quel caso gli anarchici tentaronodi saldarsi con la criminalità organizzata; oggi Beniamino fa lo stesso, cambiando però sponda: si cerca l’appoggio di ProPal, antagonisti, centri sociali. L’obiettivo è il medesimo: la guerra allo Stato. Da un’altra prospettiva, però, il fatto che questa gente parli così dimostra che il nostro lavoro sul carcere duro è stato efficace»..


Lei dunque ci vede uno schema consolidato?
«Certo. È tipico degli anarco-insurrezionalisti ibridarsi con chiunque possa affiancarli contro le istituzioni, in nome di un generico sentimento antioccidentale e direi anche antidemocratico. Oggi il pericolo è concreto: infimmare i movimenti proPal, i filo Hamas, le piazze come quelle diAskatasuna in nome di un falso "oppressi di tutto il mondo unitevi" significa cercare di ingaggiare realtà composte da personaggi anche pericolosi».

Come dovrebbe rispondere lo Stato secondo lei?
«In due modi. Da una parte, come già sta facendo, rafforzando le leggi sulla sicurezza, con nuovi reati e più tutela per le forze dell’ordine; dall’altra, implementando le misure carcerarie per questo tipo di persone, inserendole nei circuiti giusti al fine di renderle inoffensive».

Una parte della politica italiana fa ancora fatica a dissociarsi del tutto da certe situazioni. Perché?
«Fatico a capirlo, sinceramente. Chi non si dissocia senza se e senza ma non fa altro che rafforzare i convincimenti di questa gente, che non fa politica, ma criminalità. Quando Falcone diceva che dalla contiguità alla complicità il passo è breve aveva ragione. Oggi servirebbe un fronte repubblicano contro i violenti e i criminali, ma come crearlo se ci sono politici con ruoli istituzionali che non riescono a condannare nemmeno un’aggressione a colpi di martello contro un poliziotto?»

Insomma, sostiene che una parte della sinistra non sarà mai al fianco dello Stato?
«Dico che a parti invertite la destra si dissocerebbe al 100%; mentre qui abbiamo deputati di Avs che partecipano alle riunioni diAskatasuna. Spero però che almeno si trovi il coraggio di dire che un Cospito, ad esempio, con la politica non c’entra nulla, perché è solo un criminale. E poi anche di trattarlo come tale. Io sono fiero di averlo fatto e continuerò a farlo».