in tre città
Gli amici di Cospito in piazza per liberare Hannoun & Co. E attaccano Il Tempo
Al grido «La Resistenza non si arresta» parte la campagna per la liberazione dei detenuti palestinesi, incarcerati nell’ambito dell’inchiesta sui finanziamenti dall’Italia a Hamas e nelle varie operazioni contro terrorismo e radicalismo di stampo islamista. Iniziative che rappresentano la convergenza delle varie anime dell’antagonismo viste in azione negli ultimi mesi sotto la bandiera ProPal: dai centri sociali ai collettivi di estrema sinistra fino alla multiforme e turbolenta galassia anarchica.
Davanti al carcere di Melfi, in Basilicata, a partire dalle 15 si terrà un presidio di solidarietà a favore di Anan Yaeesh, militante della Brigata di Tulkarem condannato in primo grado a 5 anni e 6 mesi per associazione con finalità di terrorismo o eversione. Nel comunicato delle Reti per la Palestina della Basilicata si proclama supporto totale ai «partigiani palestinesi rifugiati politici» con l’obiettivo di rendere «più forte e visibile il legame tra tutte le mobilitazioni» in contemporanea. Come quella di Rossano Calabro, dalle 16, in sostegno di Yaser Asaly, Reyad Bustanji e Ahmad Salem. In calce al manifesto in cui si annuncia il presidio davanti all’istituto di pena calabrese non manca il simbolo dell’Api, l’associazione dei palestinesi in Italia finita al centro dell’inchiesta che ha portato in carcere vari esponenti tra cui il suo leader Mohammad Hannoun, vecchia conoscenza dei lettori de Il Tempo. Oggi si manifesta anche davanti al carcere di Ferrara in favore di un altro palestinese coinvolto nella stessa inchiesta, Raed Dawoud. Tris di presidi che rappresenta il viatico per l’appuntamento clou, quello del primo marzo quando si terrà un’analoga manifestazione davanti all’istituto di pena di Terni, dove è detenuto lo stesso Hannoun.
Intanto ha provocato un certo rumore il comunicato a firma di Anna Beniamino trapelato dal carcere di Rebibbia di cui abbiamo scritto ieri. Si tratta dell’anarchica condannata a più di 17 anni di detenzione per vari attentati come quello del 2006 all’ex scuola allievi carabinieri di Fossano insieme al compagno Alfredo Cospito, diventato il simbolo del movimento per il regime di 41 bis deciso dall’autorità giudiziaria. Nello scritto indirizzato ai ProPal di Viterbo, per la manifestazione del 7 febbraio scorso, Beniamino indica ai compagni la via della lotta in particolare contro il governo e il carcere. Una «chiamata alle armi», come sintetizzato dalla nostra prima pagina di ieri dove la «A» di «armi» era quella, cerchiata, del simbolo degli anarchici.
Titolo che non è passato inosservato a Radio Onda Rossa. «Il giornale di Capezzone definisce» il messaggio dell’anarchica «un manifesto antisistema. L’alleanza con i ProPal la mobilitazione contro la «gentaglia al governo e il 41 bis… Ci sembra che non ci sia niente che non possiamo sottoscrivere», viene affermato nella rassegna stampa dell’emittente autogestita, punto di riferimento dell’antagonismo romano.
Leggi anche: Delmastro: "Gli anarchici cercano sponde con ProPal e antagonisti per dichiarare guerra allo Stato"
Sulla vicenda è intervenuto il deputato di FdI Alessandro Palombi: «Quella che oggi il quotidiano Il Tempo pubblica è una lettera eversiva, che appare come evidente tentativo di attentare allo Stato», ha detto Palombi riferendosi alla missiva di Beniamino. «Il fatto, grave e pericoloso, necessita immediata denuncia da parte di tutte le forze politiche, perché prefigura scenari di violenza e terrore». Alle sue parole si è affiancato l’appello di Andrea Pellicini: «Invito le forze politiche tutte a stigmatizzare questo tipo di azioni che non possono essere accettate. Il Governo continuerà nella lotta alla criminalità senza paura, nella certezza di essere sulla strada giusta».