Il confronto sulla giustizia
Mattarella chiede di abbassare i toni. E la sinistra lo tira per la giacca
Per la prima volta in undici anni, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, presiede una riunione del Csm. Una visita che ha un obiettivo preciso: abbassare i toni dello scontro sul referendum. «Avverto – dice il primo inquilino del Colle – la necessità di rinnovare, con fermezza, l’esortazione al rispetto vicendevole, in qualsiasi momento». Un chiaro appello, dunque, sia alla politica che alla magistratura. Lo stesso organo di autogoverno dei togati, a suo parere, «non è esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune ed errori». Nonostante ciò, l’auspicio, è che l’attività di un’istituzione fondamentale per il buon governo dell’Italia resti «rigorosamente istituzionale ed estranea a controversie di natura politica».
Un messaggio che trova il plauso del governo e di tutte le forze nell’emiciclo, compreso il ministro Carlo Nordio. «Condivido – chiarisce il Guardasigilli, parlando con alcuni cronisti a Perugia – al 101%. Sin dalle mie prime interviste, ho sempre detto di mantenere il dialogo in termini contenuti». Allo stesso modo, però, spiega come non possa non esserci «una reazione» nel momento in cui vieni accusato di essere «piduista, revanscista e addirittura contiguo con la camorra». Detto ciò, l’obiettivo di via Arenula è sempre stato tenere il confronto «in un ambito civile, pacato e razionale». Solo così, a suo parere, si potrà ragionare sul contenuto della riforma. Un aspetto che, secondo il leader degli azzurri e vicepremier, Antonio Tajani, dovrebbe ispirare tutte le parti, compresi «quei magistrati che hanno incarichi di grande responsabilità». Il riferimento è al procuratore Gratteri che, talvolta, a suo dire, «usa un linguaggio che non è consono al ruolo che svolge».
Diversa, invece, la posizione rispetto ai metodi para-mafiosi, citati dal suo collega che si occupa di Giustizia: «Ha ribadito frasi che erano già state dette da altri». Galeazzo Bignami, capogruppo di Fdi alla Camera, poi, esorta i colleghi parlamentari a recepire, per filo e per segno, le parole del Capo dello Stato. «L'impegno di tutti – sottolinea - deve essere favorire il dialogo tra le istituzioni sulla base del rispetto reciproco». I toni esasperati da campagna elettorale, secondo Maurizio Lupi di Noi Moderati, «polarizzano la società, alimentano la sfiducia e non fanno bene al Paese».
Non la pensano allo stesso modo i "soliti compagni" che trasformano il gesto all’insegna della responsabilità di Mattarella nell’ennesima bordata al governo. «Le polemiche e gli attacchi al Csm – evidenzia Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle - avevano superato il livello di guardia». Motivo per cui il Presidente della Repubblica avrebbe invitato l’esecutivo di Palazzo Chigi «a rispettare l’autogoverno della magistratura» e chi espone le ragioni del Sì a farlo «con tranquillità». Il leader dei pentastellati vede «tanta agitazione». Ecco perché i sostenitori della riforma dovrebbero mantenersi «lucidi e soprattutto pensare a informare i cittadini». Ancora più duro il capogruppo dem a Palazzo Madama, Francesco Boccia, che parla di «offesa» verso «gli organismi costituzionali che reggono il nostro ordinamento democratico». Secondo Angelo Bonelli richiamare al «rispetto vicendevole» significa esercitare un ruolo di garanzia nell'equilibrio tra i poteri, «soprattutto dopo attacchi e delegittimazioni gravi contro il Csm». Peccato che nessuno abbia lanciato bordate nei confronti dell’organo di autogoverno delle toghe. Ma tra i progressisti ogni scusa è buona per mettere il cappello al Colle e mandare al patibolo quel Nordio, finito nel mirino, solo perché ha provato a cambiare lo status quo. La riforma della giustizia riesce a compattare anche quel campo largo diviso su tutto e il contrario.