L'inchiesta sui falsi certificati

Ravenna, spunta il precompilato per le visite anti-rimpatrio. Ma De Pascale difende i medici

Edoardo Sirignano

Non toccate i camici rossi. La sinistra fa quadrato intorno ai medici delle visite anti-rimpatrio. A Ravenna, secondo un’indagine condotta dai pm Daniele Barberini e Angelo Scorza, sei infettivologi avrebbero falsificato più di qualche certificato per non far rimpatriare dei migranti irregolari. Un qualcosa che, qualora dovesse essere confermato, dovrebbe essere condannato a prescindere, però, diventa motivo di “scontro politico” o peggio di “rilancio” per un campo largo privo di argomenti.

Dopo la difesa incondizionata del primo cittadino della città romagnola, Alessandro Barattoni, che se la prende col vicepremier Salvini solo perché ha utilizzato il termine «vergogna», anche Michele De Pascale, governatore dell’Emilia Romagna, bacchetta la maggioranza. Non si sarebbe assunta, a suo dire, le «proprie responsabilità», lasciando «problemi umanitari, sanitari e di sicurezza sulle spalle di medici, forze dell’ordine e magistrati». Peccato che nessun parlamentare, sottosegretario o ministro possa esercitare alcun controllo su chi emette valutazioni cliniche.

Detto ciò, chiunque può sbagliare o cadere nella trappola di utilizzare la propria conoscenza per altri scopi. Meglio, quindi, non sbilanciarsi e aspettare l’esito delle carte prima di mandare al patibolo o assolvere. Un principio di buon senso che dovrebbe valere per chiunque, tranne che per il solito presidente dem. Quest’ultimo difende, senza aver neanche letto i fascicoli, tutti i professionisti di Santa Maria delle Croci e se la prende, al contrario, con una destra, a suo parere, “manettara”: «In questo momento, l’unica cosa certa è che ci sono sei innocenti fino a prova contraria, accusati di aver falsificato delle diagnosi e, senza nemmeno una richiesta di rinvio a giudizio, già attaccati pubblicamente da una massima autorità del Paese». La verità, però, è che qui non è stato incolpato nessuno. È stato solo ribadito che, qualora i fatti fossero confermati, bisognerebbe prendere provvedimenti. Come fidarsi, d’altronde, di un dottore che scrive che un delinquente extracomunitario è malato, solo per non farlo portare al primo Cpr che capita?

Ancora più grave se ci fosse un precompilato, come rivelato dal Resto del Carlino, che orienterebbe i medici verso l’inidoneità alla vita nei centri. Secondo quanto riporta il quotidiano emiliano, sarebbe stato diffuso addirittura un facsimile per spiegare ai certificatori come evitare i famosi trasferimenti antecedenti al rimpatrio.