toghe e migranti
Arresti e violenze alle donne: chi è il clandestino che abbiamo risarcito
La vicenda del risarcimento di 700 euro dovuto dallo Stato nei confronti del cinquantacinquenne algerino Laaleg Redouane, in Italia da almeno 20 anni senza permesso di soggiorno, è diventata in poche ore un caso politico nazionale. Di più: la cosa è stata immediatamente cavalcata dalla sinistra per attaccare le misure sull’immigrazione del governo e i trattenimenti nel centro per i rimpatri in Albania.
Fornito il necessario contesto, è altrettanto necessario, però, capire di chi si sta parlando, chi è il protagonista della vicenda e, soprattutto, perché l’uomo è finito sotto la lente del Viminale e nella trafila dell’iter per il rimpatrio. Il profilo di Laaleg parla innanzitutto di una persona che sarebbe entrata in Italia illegalmente alla frontiera di Ventimiglia: dunque è sul territorio italiano fuori dalla legge. Ancora, l’uomo avrebbe all’attivo ben 23 sentenze di condanna, raccolte nell’arco di una ventina di anni, oltre a numerosi precedenti di polizia per reati contro la persona, il patrimonio e la pubblica amministrazione, commessi prevalentemente in Liguria. Alla luce di queste circostanze, è stato detenuto in almeno 11 occasioni in Istituti di Pena di varie regioni italiane, l’ultima presso la Casa Circondariale di Cuneo, dal 31 agosto 2024 al 23 febbraio 2025. Occasione in cui Laaleg avrebbe peraltro declinato la possibilità di inoltrare una domanda d’asilo, che invece avrebbe poi formalizzato solo a maggio 2025.<ET>Durante i vari arresti e accertamenti, Laaleg avrebbe fornito ben 13 diverse generalità. Inoltre, tra i vari episodi di cui si sarebbe reso protagonista, ce ne sarebbero alcuni particolarmente gravi: secondo quanto appreso, a settembre 2015 avrebbe aggredito una donna italiana con calci e pugni, causandole traumi al cranio e agli occhi, con 20 giorni di prognosi. Un’aggressione commessa in regime di recidiva, per la quale a novembre 2018 è stato condannato dal Tribunale di Genova a 9 mesi di reclusione. Ancora, come già accennato, nel 2021 viene raggiunto da un provvedimento di espulsione emesso dal Prefetto Alessandria per motivi di pericolosità sociale, con l’ordine di lasciare l’Italia entro 7 giorni. Ordine che l’uomo, nonostante la legge parli chiaro, ha deciso deliberatamente di ignorare.
E così si arriva ad oggi, ovvero all’uscita dell’algerino dal Cpr albanese e dal risarcimento che lo Stato dovrebbe riconoscergli. In breve, la storia è questa: Laaleg nel maggio del 2021 viene raggiunto da un decreto di espulsione per ragioni di «pericolosità sociale»; nel marzo del 2023, poi, il Tribunale per i minorenni del Piemonte e Valle d’Aosta dichiara lui e sua moglie decaduti dalla responsabilità genitoriale nei confronti dei due figli minori; il 10 aprile 2025, viene trasferito dal Cpr di Gradisca d’Isonzo, dov’era trattenuto in attesa di espulsione, verso quello di Gjader, in Albania, nel quale trascorre circa un mese prima di essere liberato. Da questo trasferimento ha inizio la vicenda: l’uomo fa ricorso contro la decisione del Viminale e il 10 febbraio scorso il Tribunale di Roma accoglie la sua istanza, ordinando al Ministero dell’Interno di risarcire con 700 euro il 55enne algerino. Infine, a maggio, già fuori dal Cpr albanese, fa domanda di protezione internazionale. Impossibile qui elencare tutte le motivazioni della sentenza; in breve, il Tribunale, pur riconoscendo che il principio di legalità è stato rispettato dal Viminale, contesta la modalità di applicazione dello stesso: ovvero che il trasferimento sarebbe avvenuto senza provvedimento formale, che Laaleg era stato sì informato del trasferimento, ma non della sua destinazione - che inizialmente sarebbe dovuta essere il Cpr di Brindisi - e che quest’ultima circostanza gli avrebbe impedito di comunicare tempestivamente ai familiari dove sarebbe stato condotto.