In memoria

Foibe, l'orrore che la sinistra non vuol vedere. Piantedosi e Valditara: "Ricordare è un dovere"

Angela Bruni

"Oggi l'Italia rinnova il dovere della memoria per onorare tutti coloro che persero la vita nei massacri delle foibe e per ricordare il grande dolore dell'esodo giuliano-dalmata. Celebrare il Giorno del Ricordo significa spazzare via un lungo silenzio, restituendo verità e dignità a migliaia di nostri connazionali che furono vittime di una cieca violenza e di una persecuzione sistematica. Ricordare il loro destino, la lunga scia di uccisioni, torture e saccheggi subìta lungo il confine orientale, è prima di tutto un atto di giustizia. È questo l'impegno che assumiamo, in particolare verso le giovani generazioni, perché la consapevolezza delle tragedie del passato diventi fondamento di verità e di un'autentica cultura della pace". Lo scrive su X il minsitro dell'Interno Matteo Piantedosi. Sul finire della Seconda guerra mondiale e subito dopo, con l'assegnazione della Dalmazia e dell'Istria alla Jugoslavia, le milizie comuniste agli ordini del Maresciallo Tito cacciarono gli italiani. E chi non riuscì a fuggire in tempo venne gettato nelle caverne del Carso, le foibe. Migliaia furono le vittime. Un massacro che la sinistra nel nostro Paese ben si guardò dal denunciare. L'Italia accolse i fratelli sfollati. Soltanto a Roma, ad esempio, vennero creati i quartieri Trieste e Giuliano-Dalmata e il Villaggio Giuliano, ad Acilia, dove poterono cominciare una nuova vita.

Ma questo drammatico pezzo di storia d'Italia spesso non viene studiato nelle scuole italiane. Di qui l'intervento del ministro dell'Istruzione e del Merito, su Instagram Giuseppe Valditara. "Il 10 febbraio è dedicato al ricordo delle vittime delle foibe e alla commemorazione dell'esodo a cui furono costretti tanti italiani che abbandonarono l'Istria, Fiume e la Dalmazia", afferma su Instagram. "Migliaia di nostri connazionali vennero sterminati per mano dei comunisti titini. Per molto tempo molti hanno cercato di rimuovere questa tragedia. Ricordare significa assumersi la responsabilità della verità storica, senza silenzi. È un dovere morale verso le vittime e le loro famiglie, ma anche un impegno civile nei confronti delle giovani generazioni. La scuola deve svolgere un ruolo centrale in questo percorso di memoria e consapevolezza: attraverso la conoscenza di quei fatti drammatici, gli studenti possono comprendere il valore della libertà e della dignità umana e l'importanza di una società fondata sul rispetto e sul rifiuto di ogni forma di violenza e totalitarismo".

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Anche la Cisl si è unita al ricordo di "una delle pagine più dolorose e silenziose del

nostro Novecento". "Ricordare la tragedia delle foibe e l'esodo giuliano-dalmata non è solo un atto di giustizia verso le migliaia di italiane e italiani colpiti da violenza cieca, ma rappresenta anche un impegno morale nel riaffermare i valori della dignità umana e della libertà. Solo conoscendo il passato

possiamo costruire un futuro di pace e rispetto reciproco", sottolinea il Segretario Generale Daniela Fumarola in occasione del Giorno del Ricordo. "Tra il 1943 e il 1947 in Friuli Venezia Giulia, Istria e Dalmazia l'occupazione del nuovo Governo di Tito avvió una tragica ondata di violenza, dando luogo anche ad esecuzioni sommarie, arresti di massa e deportazioni per eliminare tutti i potenziali oppositori del nuovo regime comunista slavo", scrive su Facebook Alessandra Locatelli, ministro per le Disabilità. "A questo si sono aggiunte torture e massacri ai danni non solo di oppositori fascisti ma anche di semplici italiani considerati pericolosi nemici perché rivestivano una posizione sociale di maggior rilievo: imprenditori, insegnanti,

dipendenti pubblici, carabinieri, poliziotti, finanzieri, sacerdoti. Migliaia di questi italiani furono gettati ancora vivi nelle foibe, altri riuscirono a lasciare la propria terra,  perdendo tutto come esuli, ma salvando la propria vita. Ecco perché ricordare. Ecco perché non dimenticare. Per le nuove generazioni, per i giovani, perché sappiano e condannino anche questa pagina tragica della nostra storia, perché fatti così non accadano mai più". "Gli italiani e gli esuli dalle terre istriane, tiumane e dalmate sono stati vittime di un dramma incancellabile provocato dalla crudeltà umana che abbiamo il dovere divaccontare, senza alcuna contrapposizione", dichiara il capogruppo di Azione alla Camera dei deputati Matteo Richetti.