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Garlasco, la verità sulla bici di Alberto Stasi: "Terrapiattismo giudiziario", cosa dicono davvero gli atti
Dopo 10 anni dalla sentenza definitiva di condanna ad Alberto Stasi, ha rotto il silenzio un protagonista importante che partecipò al processo d'appello bis per l'omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, il 13 agosto 2007. Nel parla Ignoto X, il programma condotto da Pino Rinaldi su La7, nella puntata di venerdì 30 gennaio. Parliamo dell'ingegnere del consulente tecnico dell'allora procura generale di Milano, Pierangelo Adinolfi, che fu incaricato di lavorare sulle biciclette di Alberto Stasi per capire e chiarire il presunto scambio di pedali dove erano state trovate tracce del DNA di Chiara Poggi. C'è stato o non c'è stato questo fantomatico scambio di pedali da parte di Stasi per sviare le indagini? Il perito dice che dagli accertamenti si esclude categoricamente che il fidanzato di Chiara lo abbia fatto. In una intervista Adinolfi afferma che "nel 2026 parlare di scambio di pedali equivale a fare terrapiattismo giudiziario". Non solo. Dice anche che "la suggestiva ipotesi dello scambio dei pedali tra la bici nera da donna e la Umberto Dei è quindi priva di riscontri oggettivi e in contrasto, oltre che con la logica, con gli accertamenti eseguiti".
Affermazioni a cui replicano gli avvocati della famiglia Poggi che rimandano alle pagine della sentenza in cui si parla di sostituzione dei pedali. "In effetti la sentenza parla di sostituzione dei pedali e di pedali dissonanti, però nella stessa sentenza non c'è cristallizzato il fatto che Alberto Stasi li abbia scambiati", osserva l'inviato di Ignoto X. Il conduttore ricorda che la storia della bici è considerata "un'architrave dell'accusa nei confronti di Alberto Stasi", Ma è davvero così?
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A mettere in fila gli elementi viene chiamata Giada Bocellari, avvocato insieme ad Antonio De Rensis della difesa di Stasi. "Nel 2007 viene rinvenuto un DNA di Chiara Poggi sui pedali della bici Umberto Dei, bordeaux e oro, da uomo - riassume la legale - Questa non era la bici vista dalla testimone" vicino alla casa dei Poggi, quella mattina, "che infatti in udienza la disconosce fermamente. Quindi c'era un problema, perché la testimone aveva visto la bici nera da donna, ma il DNA era sui pedali di una bici non compatibile. Quindi come mettere insieme questi due elementi? Ovviamente sempre guardando alla figura di Alberto Stasi, l'intuizione della parte civile fu quella di dire che ha scambiato i pedali tra la bici nera e la bici Umberto Dei, che se fosse stato poi dimostrato, chiaramente sarebbe stato anche quello un grave indizio, perché ha scambiato i pedali".
Ipotesi che fin da subito "sembrava assolutamente illogica, perché un soggetto deve immaginare che sia rimasto il DNA solo sui pedali? Perché non sulle manopole?Perché non sulla sella? E poi si mette a scambiarli, ma non farebbe prima a buttare la bici?", si chiede Bocellari. In ogni caso, nel 2014 viene affidato un incarico specifico "per verificare tutte le componenti della bicicletta nera della famiglia Stasi, che era quella che si trovava nel negozio di autoricambi di cui ha la notazione di servizio del maresciallo Marchetto e anche e soprattutto verificare specificatamente se questi pedali fossero stati scambiati con quelli dell'Umberto Dei. La conclusione di questa consulenza tecnica della Procura Generale, mai smentita da nessun'altra consulenza tecnica, fu quello che lo scambio dei pedali doveva essere escluso. La Procura Generale disse che era matematicamente escluso, lo scambio dei pedali".
Ma allora perché si parla ancora di scambio di pedali come prova a carico del condannato Stasi? "Sono stati sentiti dei soggetti, testimoni, nel corso dell'appello bis, che hanno detto che la bicicletta Umberto Dei non veniva fornita con i pedali ritrovati" sulla stessa in possesso "della famiglia Stasi", spiega Bocellari, "ma venivano dati di serie altri pedali diversi, che però non sono compatibili con quelli dell'olandesina nera" per una questione di stampigliatura. In altrre parole: i pedali delle due biciclette non erano sostituibili. Le biciclette Dei, è stato accertato, venivano consegnate ai negozianti che poi le vendevano prive dei pedali che venivano scelti in negozio dai clienti al momento dell'acquisto. Bocellari tira le somme: "Il dato processuale qual è? Che Stasi ha scambiato i pedali? Questo non sta scritto da nessuna parte, mi dispiace. Quello che sta scritto nella sentenza è che al più i pedali della Umberto Dei non erano i pedali dati di serie con quella bicicletta".
Insomma, la sentenza di condanna poggia su più elementi, che la difesa di Alberto Stasi sta provando a ribaltare con la nuova indagine a carico di Andrea Sempio, amico di Marco Poggi, fratello della vittima, e indagato per omicidio in concorso con altri o lo stesso Alberto. Ma tra questi elementi non può esserci quello dello scambio dei pedali della bici con su tracce di Dna di Chiara che per l'opinione pubblica è uno delle "prove" per le quali Alberto è in carcere.