Il centro sociale
Askatasuna, dopo l'occupazione all'Università di Torino sale la tensione per i cortei di domani
Cambia solo il luogo di partenza in cui si riuniranno. A comunicarlo gli organizzatori dell’evento di protesta contro lo sgombero del centro sociale Askatasuna. Le duecento realtà che si ritroveranno a Torino, quindi, dovranno seguire un percorso obbligatorio, come deciso dalla Prefettura. Il rischio scontri, comunque, resta altissimo. Non a caso, nella giornata di ieri, ci sono state perquisizioni in casa di diversi attivisti. L’obiettivo delle forze dell’ordine è evitare, sin dal principio, i disordini del 18 dicembre, quando il corteo è andato oltre il perimetro previsto, creando non pochi disordini.
Un’azione di sicurezza che, però, già scontenta gli attivisti autonomi. Questi parlano di «operazioni di polizia ai danni del movimento», tese a «criminalizzare la mobilitazione per la Palestina e contro il governo». Utilizzata finanche la parola «intimidazioni». Ecco perché, utilizzando lo slogan «Torino è partigiana» chiedono di resistere a istituzioni che, a loro dire, vorrebbero «spaventare e dividere». Motivo per cui Alleanza Verdi e Sinistra subito prova a mettere il cappello alla kermesse. «Ci saremo – dicono in una nota, firmata dal vicecapogruppo alla Camera Marco Grimaldi e dai riferimenti locali del partito – contro il pugno duro di un esecutivo che ha dichiarato guerra a tutti gli spazi sociali autogestiti». Palazzo Chigi, secondo il partito guidato da Bonelli e Fratoianni, avrebbe fatto della «repressione il suo credo, con leggi liberticide e criminogene». Non manca neanche il solito collegamento a Minneapolis e al «vento di violenza soffiato dalle destre». Un messaggio tra l’altro che arriva dopo che Forza Italia, attraverso un comunicato, aveva chiesto a rappresentanti istituzionali del campo largo di restare fuori dall’iniziativa.
A difendere i promotori della protesta, intanto, è il sindaco di Torino Stefano Lo Russo che, nel corso della riunione, tenutasi in Prefettura, ribadisce «il valore costituzionale del diritto a manifestare, auspicando che i cortei possano svolgersi in condizioni di piena sicurezza e nel rispetto del carattere pacifico che deve sempre contraddistinguere l’espressione democratica del pensiero». Una presa di posizione che non trova d’accordo il senatore azzurro Roberto Rosso che accusa il primo cittadino di essere «ostaggio degli estremisti».
Una cosa è certa, questi ultimi non hanno mancato di creare disagi all’Università di Torino, dove sono stati occupati alcuni spazi dell’ateneo, in seguito alla scelta del Rettorato di chiudere Palazzo Nuovo per due giorni, evitando lo svolgimento di un concerto contro lo sgombero di Asktasuna. Una protesta che, però, penalizza soprattutto gli studenti, a cui viene impedito di partecipare alle lezioni. Ecco perché a esprimere preoccupazione per l’accaduto è il ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini che, dopo aver sentito la rettrice Cristina Prandi, parla di «occupazione illegale» che «non ha nulla a che vedere con la libera manifestazione del pensiero».