Vaticano

Il Papa ai giudici della Sacra Rota: "Più attenzione nell'annullare i matrimoni"

Angela Bruni

"Nel processo più breve di nullità matrimoniale davanti al vescovo diocesano, l'indole a prima vista manifesta del capo di nullità che lo rende possibile,  va giudicata con molta attenzione senza dimenticare che dovrà essere lo stesso processo dovutamente attuato a confermare l'esistenza della nullità e a determinare la necessità di ricorrere al processo ordinario". Papa Leone XIV ha messo in guardia i prelati della Sacra Rota, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario. "Si rivela quindi fondamentale che si continui a studiare e applicare il diritto matrimoniale canonico con serietà scientifica e fedeltà al Magistero", ha rimarcato il Pontefice, secondo il quale "questa scienza è indispensabile per risolvere le cause seguendo i criteri stabiliti dalla legge e dalla giurisprudenza della Rota Romana, i quali, nella maggioranza dei casi, non fanno altro che dichiarare le esigenze del diritto naturale".

'I fedeli e l'intera comunità ecclesiale hanno diritto a un retto e tempestivo esercizio delle funzioni processuali, perché è un cammino che incide sulle coscienze e sulle vite'', ha chiarito il pontefice. "Sotto questa luce va messa in risalto la verità, e quindi il bene e la bellezza, di tutti gli uffici e i servizi legati ai processi''. ''Il servizio alla verità nella carità - ha sottolineato Prevost - deve risplendere in tutto l'operato dei tribunali ecclesiastici. Ciò deve poter essere apprezzato dall'intera comunità ecclesiale e specialmente dai fedeli coinvolti: da coloro che chiedono il giudizio sulla propria unione matrimoniale, da chi è accusato di aver commesso un delitto canonico, da chi si considera vittima di una grave ingiustizia, da chi rivendica un diritto. I processi canonici devono ispirare quella fiducia che proviene dalla serietà professionale, dal lavoro intenso e premuroso, dalla dedizione convinta a ciò che può e deve essere percepito come una vera vocazione professionale''.

Quindi, l'invito di Papa Leone XIV agli operatori di giustizia e agli avvocati al rispetto delle regole: ''Gli operatori di giustizia devono agire secondo una deontologia, che va studiata e praticata con cura nell'ambito canonico, facendo in modo che essa divenga davvero esemplare. In questo senso, uno stile ispirato alla deontologia deve permeare anche il lavoro degli avvocati quando essi assistono i fedeli nella difesa dei propri diritti, tutelando gli interessi di parte senza mai oltrepassare quanto in coscienza si ritiene giusto e conforme alla legge".  "I promotori di giustizia e i difensori del vincolo - ha aggiunto- sono cardini nell'amministrazione della giustizia, chiamati per la loro missione a tutelare il bene pubblico. Un approccio meramente burocratico in un ruolo di tale importanza recherebbe un pregiudizio evidente alla ricerca della verità''. ''I giudici, chiamati alla grave responsabilità di determinare il giusto, che è il vero - ha osservato Leone - non possono esimersi dal rammentare che la giustizia cammina con la pace e sta con essa in relazione costante e dinamica. Giustizia e pace mirano al bene di ciascuno e di tutti, per questo esigono ordine e verità. Quando una è minacciata, entrambe vacillano; quando si offende la giustizia, si mette a pentimento anche la pace". Valutato in questa prospettiva "il giudice diventa operatore di pace che contribuisce a consolidare l'unità della Chiesa in Cristo''.