omicidio yara

Omicidio Yara, da Vespa la verità di Bossetti: "Vorrei incontrare i suoi genitori"

Rosa Scognamiglio

“Vorrei un incontro con i genitori della povera Yara. Guardandomi negli occhi, capirebbero che non sono l'assassino”. Lo ha detto Massimo Giuseppe Bossetti ai microfoni di a Porta a Porta, lo storico programma di Rai Uno condotto dal giornalista e scrittore Bruno Vespa. L’ex muratore di Mapello è stato condannato in via definitiva all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, la 13enne scomparsa a Brembate di Sopra (Bergamo) il 26 novembre del 2010 e ritrovata senza vita in un campo a Chignolo d’Isola tre mesi dopo. Il 55enne, che sta scontando la pena nel carcere di Bollate, si è sempre professato innocente: “Chi ha ucciso Yara? Vorrei saperlo anche io”, ha ribadito durante l’intervista.

 

“Si rifaccia l’analisi del Dna”

La sentenza di condanna si basa sul ritrovamento di un Dna maschile, la cosiddetta traccia “31G20”, trovata sugli indumenti (slip e leggins) della vittima. Da quella traccia, gli investigatori sono riusciti a risalire al profilo di “Ignoto Uno”, poi attribuito a Bossetti. Gli avvocati dell’ex muratore, Claudio Salvagni e Paolo Camporini, non hanno mai potuto né visionare né analizzare quel campione che, peraltro, sarebbe esaurito: “Mi è stato sempre negato. - ha spiegato il 55enne - Addirittura viene confermato l'esaurimento di questo campione per poter ripetere una prova scientifica, perché è stato consumato tutto nelle varie consulenze tecniche. Mi dicono che non esiste più niente”. Tuttavia, la scorsa estate, la difesa ha ottenuto l’accesso ai dati genetici grezzi delle analisi, che consistono in elettroferogrammi, profili genetici raccolti durante il maxi-screening in Val Brembana e le fotografie ad alta risoluzione dei reperti. “Non so cosa ci si possa trovare, - ha proseguito Bossetti - non so quanto ci sia ancora qualcosa di utile per poter riscontrare qualcosa, ma spero vivamente che con le metodiche di oggi, visto che la scienza è molto più evoluta, si possa trovare qualcosa di buono". 

 

“Mai fatto ricerche porno su ragazzine”

Dagli accertamenti tecnici condotti sul pc in uso all’epoca al 55enne erano emerse alcune ricerche relative a contenuti pornografici con minorenni: “Non so come sia potuta venire fuori una ricerca del genere, non so spiegarmelo - ha puntualizzato l’intervistato - anche perché sono negato a livello informatico". E ancora: “Io e mia moglie usavamo il computer quando stavamo in intimità sul divano, quando i figli erano a letto e andavamo su quei siti pornografici per curiosità, ma né io né lei abbiamo mai fatto una ricerca del genere". Inoltre "il mio consulente Nanni Bassetti ha sempre riferito che sono tutte stringhe prodotte in automatico e non digitate da un operatore umano".

“Mia moglie non viene più a trovarmi”

Pur potendo usufruire di permessi, per aver già scontato 10 anni di detenzione, Bossetti non è mai uscito dal carcere: “Rifiuto tutto perché vorrei uscire a testa alta, senza dover accettare un permesso o un beneficio. Non accetto di dover uscire per qualcosa che mi viene regalato”, ha chiarito. Infine l’ex muratore ha parlato della moglie, Marita Comi: “Non viene più a trovarmi perché sono nate incomprensioni tra di noi. A parte la scoperta, come sapete tutti, dei tradimenti. Preferisco un chiarimento a quattr'occhi fuori dal contesto carcerario”. Diversa, invece, la situazione con i figli: “Mi sostengono con coraggio. Il mio cuore viene alimentato dalla loro forza. - ha concluso - Ma nessuno può ridarmi tutti gli anni persi, io non riesco a immaginarmi un futuro”.