La holding di Allah
Roma, la strana ragnatela di società dietro la nuova grande moschea. Tra pulizie, autolavaggi e ristorazione
Il cantiere della nuova grande moschea di Roma di piazza delle Camelie, quella che dovrebbe diventare il secondo centro di preghiera islamico della Capitale, è stato dissequestrato tre giorni fa. Ma chi la sta costruendo? I finanziamenti, almeno in un primo momento, sono arrivati dall’estero, come aveva spiegato l’imam di Centocelle Mohamed Ben Mohamed un anno fa proprio a Il Tempo: «Abbiamo comprato l’immobile dodici anni fa (era il 2013, ndr), l’acquisto è avvenuto tramite i soldi arrivati dal Qatar. Ma subito dopo tutto si è fermato e ogni volta che abbiamo la disponibilità economica grazie alle donazioni dei fedeli mandiamo avanti i lavori». Lavori che, almeno stando a quanto si può leggere sul cartello affisso al cantiere, vengono eseguiti dal consorzio Glam, sotto cui ricadono altre sei società. Ciò che salta subito all’occhio, grazie ad una semplice visura camerale fatta da Il Tempo, sono i settori in cui queste aziende sono specializzate. L’«attività prevalente» del consorzio, si legge, riguarda «impresa di pulizie, disinfezione, disinfestazione, derattizzazione e sanificazione». Non c’è motivo di dubitare che sia specializzata anche nella ristrutturazione di immobili, dal momento che i lavori in questione riguardano, come si legge sul cantiere, «l’efficientamento energetico e il miglioramento strutturale sismico».
In effetti, nell’oggetto sociale del consorzio rientra anche l’esecuzione di «lavori edili e di ristrutturazione», al pari della «ristorazione dell’intrattenimento in genere». Eppure, andando ancora più nel dettaglio, le sei società che ricadono sotto questo consorzio svolgono una variegata serie di attività che poco ricordano l’edilizia. La principale di queste aziende, infatti, si occupa ufficialmente di elaborazione elettronica di dati contabili. Altre due hanno come attività prevalente la pulizia, la disinfestazione e la sanificazione. Una quarta società fornisce servizi di organizzazione aziendale alle imprese. Un’altra si occupa di facchinaggio e movimentazione merci. Mentre l’ultima si occupa di creare «sinergie tra i consorziati». Ma non finisce qui. Il consigliere del V Municipio Fabio Piattoni, con il collega di Roma Capitale Federico Rocca, hanno appena fatto una richiesta di accesso agli atti per vederci chiaro nell’intera vicenda, dal momento che il cantiere il 31 luglio scorso era stato sequestrato dalla polizia locale su mandato della procura, salvo poi essere dissequestrato tre giorni fa. I sigilli erano stati apposti ai locali che si trovano nel seminterrato, quelli che secondo il progetto del centro islamico Al Huda di Centocelle dovrebbero essere adibiti alla preghiera.
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Piattoni e Rocca hanno riscontrato anche una serie di incongruità: «Il ricambio dei cartelli di cantiere è stato un elemento che ha attratto subito la nostra attenzione: siamo al quarto dal mese di giugno 2025. Nelle tabelle esposte non solo alcuni nomi di società cambiano, ma i numeri dei permessi edilizi indicati risultano inesistenti e/o incongruenti con gli atti in nostro possesso. Inoltre, dalla documentazione edilizia che siamo riusciti ad acquisire sappiamo che l’impresa esecutrice indicata dall’interessato non corrisponde a nessuna di quelle citate nei cartelli. La cosa curiosa è che nell’oggetto sociale di alcune Anno Quando l’associazione islamica che ha sede in via dei Frassini ha acquistato il grande palazzo che dovrebbe ospitare la grande moschea di queste imprese, compare un’attività di autolavaggio. Naturalmente tali anomalie sono state tutte oggetto di nostra segnalazione a chi di competenza». Occorrerà appurare se tutto ciò corrisponde al vero. Perché oltre al dato insolito di un’impresa di autolavaggio che costruisce una moschea, bisognerà capire chi effettivamente porterà avanti i lavori.