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Islam, miracolo a Roma: via i sigilli alla nuova moschea spacciata come una Rsa
Dieci giorni fa avevamo dato la notizia della ripartenza del cantiere di quella che dovrebbe diventare la seconda più grande moschea di Roma, capace di ospitare mille persone. I lavori riguardavano la parte del palazzo non sequestrata, ovvero i piani più alti dell’immobile in piazza delle Camelie, a Centocelle. L’altro ieri, però, la polizia di Roma Capitale ha tolto i sigilli anche ai livelli più bassi, sequestrati il 31 luglio scorso. Una prima vittoria per l’imam Mohamed Ben Mohamed, che attualmente guida il centro islamico Al Huda in via dei Frassini, nello stesso quartiere. Poco dopo Natale aveva promesso ai fedeli che non si sarebbe fermato: «Allah ha ordinato di innalzare le sue case sulla Terra affinché venisse adorato. Case come quella che noi vogliamo realizzare con il nostro progetto». L’intera vicenda è avvolta da diverse ombre. Un aspetto ancora mai chiarito del tutto riguarda quali lavori si stiano davvero portando avanti e con quali titoli.
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Fratelli d’Italia, con il consigliere del quinto municipio Fabio Piattoni e il consigliere capitolino Federico Rocca, da tempo sta cercando di fare piena luce. Ieri hanno presentato una nuova richiesta di accesso agli atti alla Direzione tecnica del Municipio e alla Polizia locale con cui ricordano alcune incongruenze, chiedendo di capire come siano stati possibili alcuni cambi di destinazione d’uso urbanisticamente rilevanti in assenza di permesso a costruire e/o studio di fattibilità di un edificio che in tutte le sue unità supera i 2.500 mq; alcune porzioni dell’immobile sono state trasformate in «Case di cura Ospedali Strutture per l’assistenza sociale residenziale». Proprio così. I livelli superiori sono registrati come casa di cura e o residenza per anziani. Mentre la parte più bassa, nello specifico il seminterrato, dovrebbe essere riservata alla preghiera. Ed è proprio quest’ultima area del palazzo ad essere stata dissequestrata l’altro ieri. Piattoni e Rocca tornano all’attacco: «Dopo mesi di richieste ci ritroviamo ancora senza risposte. Oggi abbiamo chiesto nuovamente all’Ufficio Tecnico del Municipio V la documentazione completa e anche un sopralluogo per verificare cosa si stia realizzando in quell’edificio. Sopralluogo che abbiamo richiesto anche prima che il locale venisse dissequestrato. Abbiamo tutti il dovere di fare chiarezza su una vicenda così delicata e che presenta ancora molti punti interrogativi». E incalzano i consiglieri: «Quali lavori si stanno facendo e per cosa e soprattutto con quali titoli? Il dissequestro non significa automaticamente che negli stessi si possa realizzare un luogo di culto».
La risposta da parte del Municipio V arriva per bocca del presidente Mauro Caliste a RomaToday: «Abbiamo appreso che, per decisione del magistrato, sono stati rimossi i sigilli, quindi i lavori possono ripartire. Come Municipio, comunque, continueremo a effettuare tutti i necessari controlli, come facciamo con ogni cantiere». Uno degli altri aspetti da chiarire è la provenienza dei fondi che servono a finanziare il progetto. Prima del sequestro, Il Tempo aveva interpellato l’imam, che ci aveva spiegato: «Abbiamo comprato l’immobile dodici anni fa, l’acquisto è avvenuto tramite i soldi arrivati dal Qatar. Ma subito dopo tutto si è fermato e ogni volta che abbiamo disponibilità economica grazie alle donazioni dei fedeli mandiamo avanti i lavori». Tra l’altro, molto vicino all’attuale centro islamico di Centocelle si trova una sede dell’associazione Abspp di Mohammad Hannoun, l’architetto giordano accusato dalla procura di Genova di essere il referente di una cellula di Hamas in Italia. In quella sede lavorava Abu Omar, ex portavoce proprio della moschea Al Huda. Secondo gli inquirenti egli sarebbe il referente dell’associazione di Hannoun per Roma. Fino a poco tempo fa si occupava anche di organizzare i matrimoni in moschea.