L'intervista
Gasparri: "Vogliamo solo sapere se a Bellavia arrivano documenti dalle procure"
«Fare chiarezza rispetto ai materiali trafugati dal dottore Gaetano Bellavia», il super-consulente dei pm. È il motivo per cui Maurizio Gasparri, capogruppo di Forza Italia in Senato e membro delle commissioni Antimafia e Vigilanza Rai, presenta un esposto alla Procura della Repubblica di Milano.
Perché tale decisione?
«Vogliamo capire soltanto da dove arriva la documentazione rubata. La nostra è una richiesta a scopo cautelativo».
Ritiene che possa emergere una collaborazione tra toghe e alcuni mondi dell’informazione?
«Temo che ci sia questo intreccio. Report manda delle carte a Bellavia. Chi ci garantisce che non usasse anche la sua banca dati speciale, ovvero i fascicoli delle procure? Mi sembra un po' strano che una trasmissione chieda pareri del tipo come sta Stellantis. Bisogna crederci solo perché lo dice Ranucci? Noi vogliamo sapere di più. Vogliamo capire se le informazioni richieste venivano ottenute mediante fonti aperte o, invece, tramite cartelle ad hoc inviate da qualche pm. Bellavia prima nega le famose 36 pagine e, poi, dice il contrario. C’è qualcosa che non quadra».
Perché l’elenco a cui fa riferimento è così importante?
«Non solo ci sono una ventina di giudici, ma anche personaggi non indagati come Gianni Letta, Geronimo La Russa o Luca Barbareschi».
Si sta cercando, intanto, ancora di fare luce rispetto alla prima “dossieropoli”, quella relativa alle informazioni ottenute da Striano. Non le sembra strano che, seppure quel caso avesse fatto tanto rumore, ci troviamo di nuovo di fronte a un problema legato al furto di dati?
«Anche in questa vicenda, come dicono le cronache, la concretezza non sembra essere stata all’ordine del giorno. In un certo senso l’Antimafia ha dovuto supplire all’inerzia della magistratura ordinaria, seppure i provvedimenti giudiziari dipendano da quest’ultima. E, guarda caso, pure nell’ultima storia di spionaggio, sono coinvolti dei giornalisti che avrebbero potuto accedere a banche dati riservate per i comuni mortali. Abbiamo il diritto di capire cosa succede. La magistratura ha il dovere di tutelarci rispetto a un qualcosa che, per una ragione o per un’altra, è collegato sempre alla galassia della sinistra».
Da mesi chiede le dimissioni dell’ex procuratore, oggi vicepresidente dell’Antimafia, Cafiero de Raho, perché coinvolto nella vicenda su cui dovrebbe indagare. Perché non è stato fatto ancora nulla?
«Siamo di fronte a un’enorme incompatibilità. Parliamo di chi vorrebbe essere giudice di sé stesso. De Raho, pur essendo estraneo alla vicenda, qualora nei suoi confronti venga presentata una contestazione, come fa a difendersi se fa parte dell’organo che indaga sulle sue presunte mancanze? Qualunque persona di buon senso, avrebbe fatto un passo indietro. Vicenda, d’altronde, simile a quella del suo collega senatore Scarpinato. Questi, purtroppo, sono i moralisti pentastellati. Quelli della trasparenza prima di tutto stanno aprendo il Parlamento come una scatoletta di tonno, ma per riempirlo di fango. Ecco perché su tali questioni non faremo sconti».