La testimonianza
Agorà, il racconto di Ivan Colmenares Garcia, l'ex compagno di cella di Trentini
“La situazione che viviamo qui dentro è oltre ogni immaginazione”, ha raccontato questa mattina in diretta su “Agorà”, su Rai 3, l’attivista Ivan Colmenares Garcia, ex compagno di cella di Alberto Trentini e Mario Burlò, i due italiani detenuti in Venezuela fino alla scorsa notte. Ha spiegato che le condizioni di detenzione erano estreme: uno spazio di soli 4 × 2 metri, igiene precaria, violenze fisiche e psicologiche costanti. “Eravamo come sequestrati”, ha aggiunto, “eppure in un anno ci siamo uniti molto. Sono diventati amici”.
Colmenares ha raccontato anche dei piccoli gesti che hanno reso sopportabile l’inferno del carcere. Una scacchiera improvvisata con pezzi di carta e sapone, le conversazioni sulla città di Venezia, la preoccupazione per le famiglie lasciate a casa: “Alberto mi parlava della madre e della famiglia con grande nostalgia e paura”, ha ricordato.
La storia di Trentini e Burlò è iniziata più di un anno fa. Alberto Trentini, 46 anni, cooperante veneziano originario di Venezia, lavorava con l’organizzazione umanitaria “Humanity & Inclusion” per assistere persone con disabilità. È stato arrestato il 15 novembre 2024 nello Stato di Apure durante attività umanitarie, senza che gli fossero formalmente contestate accuse precise. Mario Burlò, 52 anni, imprenditore torinese, è stato fermato nello stesso periodo mentre si trovava in Venezuela per motivi di lavoro. Entrambi hanno trascorso oltre 400 giorni in carcere, senza processo giusto e in condizioni estreme.
Ha spiegato Colmenares che le celle erano “un inferno quotidiano”: dormivano sul cemento, erano costretti a usare latrine davanti agli altri detenuti e avevano un’ora al giorno per vedere il cielo. “Le violenze fisiche, verbali e psicologiche erano continue”, ha aggiunto. Eppure, proprio in quella sofferenza, ha sottolineato, sono nati legami profondi.
Il momento di svolta è arrivato nella notte tra l’11 e il 12 gennaio 2026. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha annunciato la liberazione dei due connazionali: “Sono in buone condizioni e si trovano nella sede dell’Ambasciata d’Italia a Caracas”, ha scritto sui social. La premier Giorgia Meloni ha espresso “gioia e soddisfazione” per il loro ritorno e ha ringraziato le autorità venezuelane per la cooperazione.
Ha aggiunto Colmenares che l’esperienza vissuta in carcere ha segnato profondamente i detenuti: “Quando finalmente sono stati liberati, ho visto la gioia e il sollievo nei loro occhi. Era una libertà aspettata da mesi, ma conquistata con la pazienza e il coraggio”. Il ritorno in Italia, previsto nelle prossime ore, chiude un capitolo doloroso ma segna anche un passo avanti nella diplomazia tra Roma e Caracas, dopo pressioni internazionali e mesi di incertezza.
Trentini e Burlò tornano finalmente liberi, portando con sé la forza di chi ha resistito a una detenzione ingiusta e il desiderio di ritrovare una vita normale. Per loro, la libertà è ora più di un concetto: è una conquista vissuta e condivisa, dopo mesi di paura, sofferenza e speranza.