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Papa Leone XIV ai diplomatici: "Corto circuito tra diritti umani e libertà"

Francesco Capozza

In un mondo segnato da conflitti incessanti, devastazione causata da armi sempre più sofisticate e violenza che non risparmia nemmeno i più innocenti, Papa Leone XIV, nell’udienza d’inizio anno al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede svoltasi stamattina, venerdì 9 gennaio, ha espresso la profonda sofferenza che pervade ogni angolo del pianeta.  Il Pontefice ha lanciato un appello accorato per la pace, sottolineando che essa non può essere raggiunta con la forza o la deterrenza, ma richiede un impegno costante e paziente di costruzione e una vigilanza continua.  Questo sforzo, ha affermato, è responsabilità di tutti, in particolare dei Paesi che possiedono arsenali nucleari.

La riflessione di Leone XIV, pronunciata in italiano e in inglese, è un richiamo alla responsabilità, all’impegno e alla tutela del bene comune.  Nelle sue parole risuonano le omelie, gli Angelus e le preghiere che, in otto mesi di pontificato, hanno tracciato le linee guida del suo magistero.  Il Papa ha denunciato il male, ma ha anche evidenziato i “germogli di pace” che necessitano di essere coltivati, come gli accordi di Dayton, che posero fine 30 anni fa alla guerra in Bosnia, e la Dichiarazione congiunta di pace tra Armenia e Azerbaigian, che mira a “spianare la strada a una pace giusta e duratura nel Caucaso meridionale”.

Il Papa ha inoltre riconosciuto l’impegno delle autorità vietnamite nel migliorare le relazioni con la Santa Sede e le condizioni in cui opera la Chiesa nel Paese.  I suoi pensieri sono andati anche all’Ucraina, per la quale ha chiesto con urgenza il cessate-il-fuoco e un dialogo sincero che conduca alla pace. Papa Francesco ha rivolto un appello alla comunità internazionale affinché trovi soluzioni giuste e durature per proteggere i più vulnerabili e ridare speranza alle popolazioni colpite. Ha ribadito la disponibilità della Santa Sede ad accompagnare iniziative che promuovano la concordia.  Ha espresso profonda preoccupazione per la grave crisi umanitaria in Terra Santa e ha ribadito che la soluzione a due Stati rimane l’unica prospettiva istituzionale in grado di soddisfare le legittime aspirazioni di entrambi i popoli.

Il Papa ha anche espresso preoccupazione per le tensioni nel Mar dei Caraibi e lungo le coste americane del Pacifico, esortando tutti a tutelare il bene comune.  Ha rivolto un appello simile per il Venezuela, incoraggiando le persone a guardare alla vita di due nuovi santi, José Gregorio Hernández e Suor Carmen Rendiles, come esempi per costruire una società fondata sulla giustizia, la verità, la libertà e la fraternità, e per superare la grave crisi che affligge il Paese da molti anni. Ha rinnovato il suo appello al rispetto della volontà del popolo venezuelano e all’impegno per la tutela dei diritti umani e civili di tutti, al fine di costruire un futuro di stabilità e concordia. 

Nel suo discorso il Pontefice ha anche aggiunto che “la Santa Sede guarda con particolare attenzione ad ogni iniziativa diplomatica che provveda a garantire ai palestinesi della Striscia di Gaza un futuro di pace e di giustizia durature nella propria terra, così come all’intero popolo palestinese e al popolo israeliano”.

Un altro passaggio molto forte del discorso di Leone XIV ha sottolineato che “la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando. È stato infranto il principio, stabilito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che proibiva ai Paesi di usare la forza per violare i confini altrui. Non si ricerca più la pace in quanto dono e bene desiderabile in sé nel perseguimento di un ordine voluto da Dio, che comporta una giustizia più perfetta tra gli uomini, ma la si ricerca mediante le armi, quale condizione per affermazione di un proprio dominio. Ciò compromette gravemente lo stato di diritto, che è alla base di ogni pacifica convivenza civile”.

Nel concludere il suo discorso insolitamente lungo e articolato, il Papa ha rivolto un ultimo messaggio agli ambasciatori, augurando a ciascuno di loro e a tutti gli abitanti dei loro Paesi un cuore umile e costruttore di pace all’inizio di questo nuovo anno.