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Conclave, la battaglia delle correnti: ora i bergogliani temono "rappresaglie"

Francesco Capozza
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Chi chiedesse oggi ad un qualsiasi Cardinale quale orientamento si stia prendendo in vista dell’elezione del successore di Francesco, dove si stia guardando, quale profilo dovrebbe avere il nuovo Papa, la risposta sarà sempre la stessa: «per carità, siamo nel lutto della Chiesa per la morte del Pontefice, fino ai suoi funerali siamo tutti stretti nel dolore». Una bugia, come quelle tipicamente curiali che nei secoli hanno creato un’aneddotica senza fine.

Il pre-Conclave è in realtà iniziato da tempo, ben prima dell’ultimo ricovero ospedaliero di Bergoglio, quello da cui è uscito indenne per un soffio ma che l’ha reso talmente fragile da riportarlo, ancora convalescente, alla casa del Padre Eterno meno di un mese dopo il ritorno in Vaticano. È almeno dal 2021, cioè da quando Francesco fu ricoverato d’urgenza al Gemelli e sottoposto ad un intervento chirurgico per una stenosi diverticolare al colon, che i possibili candidati alla sua successione si sono messi in moto per testare il terreno.

 

Bergoglio li ha delusi più volte ed egli stesso ha spesso detto divertito che «stavano preparando il Conclave, sono rimasti delusi» o «sono ancora vivo, sai?» a chi gli domandava come stesse.

Durante la lunghissima degenza del Santo Padre, durata ben 38 giorni, conciliaboli e preparativi erano all’ordine del giorno. Cene riservate e colloqui all’ombra del Cupolone si sono susseguiti ininterrottamente per oltre un mese, ma la vera notizia è che non si sono mai interrotti, neppure quando, nei giorni scorsi, la salute del Pontefice sembrava essere migliorata.

La notizia della sua morte, benché improvvisa, era tutt’altro che inaspettata. Già la sera di lunedì possiamo svelare in esclusiva che nell’appartamento di uno dei cardinali conservatori più in vista si è svolta una cena informale con almeno altri sette colleghi di porpora. All’ordine del giorno, tra un canapè e un bicchiere di Riesling, la strategia comune da tenere nel Conclave che si aprirà tra due settimane.

 

La strategia dei conservatori è tuttavia nota da tempo e può essere sintetizzata in tre punti: 1) non commettere il gravissimo errore di dividersi per gelosie o antipatie personali; 2) individuare un uomo in grado di raccogliere i voti di tutto il gruppo; 3) cercare di far breccia tra i "centristi", coloro che non si sono mai apertamente schierati per una o per l’altra corrente di pensiero all’interno della Chiesa. I conservatori, ratzingeriani di stretta osservanza e non, stavolta cercano la rivincita dopo dodici anni di vessazioni, allontanamenti, mortificazioni spesso non pianificate da Bergoglio in prima persona ma ordite dai suoi più stretti collaboratori che in taluni casi hanno addirittura confezionato dossier da sottoporre al Papa. Trame curiali e per allargare il proprio potere in Vaticano, dichiarandosi fedelissimi del Sovrano regnante fino a lunedì scorso.

Quegli stessi soggetti ora tremano, consapevoli che perduto il loro nume tutelare, entrato ormai nell’eternità, se i loro piani orditi con tenacia e perseveranza per oltre un decennio dovessero proprio adesso essere spazzati via dall’elezione di un candidato della parte avversaria sarebbero costretti non solo a sloggiare dai Sacri Palazzi, ma per molti segnerebbe la fine di una rampante carriera conquistata in poco tempo e molto spesso senza curriculum e credenziali adeguati al ruolo. In questo mo-mento costoro sdrammatizzano, celandosi nel lutto e nella preghiera ma la realtà è che i bergogliani duri e puri sono spaccati e terrorizzati dall'ipotesi che sul Trono di Pietro possa sedersi presto qualcuno che li spazzerà via con un soffio, ben meno sacrale di quello che lo Spirito Santo sarà chiamato ad esalare quando le porte della Cappella Sistina si chiuderà alle spalle dei 135 Cardinali elettori.

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