intervista

Victor Fadlun amareggiato per le violenze: "La Brigata ebraica non è Israele"

Giuseppe China

«Ieri in piazza a Roma per l’ennesima volta una parte della società voleva impedire che fosse tributato il doveroso ricordo alla Brigata ebraica. In questo modo confida in un’intervista al Tempo il presidente della comunità ebraica della Capitale, Victor Fadlun- si contamina con considerazioni politiche quella che è una festa del nostro Paese perché si associa la Brigata ebraica ad Israele e poi si inseriscono i temi pro Palestina, ma tutto questo non c’entra niente. Faccio presente che la Brigata ebraica, sotto bandiera britannica, ha contribuito alla Liberazione dal nazifascismo con 30.000 uomini. Di quel contingente facevano parte molti parenti di chi ha perso la vita nei campi di sterminio dei tedeschi. È un fatto storico che la Brigata ebraica abbia combattuto dal lato di libertà e democrazia».

 

Tra i vostri contestatori c’era chef Rubio, già indagato dalla Procura di Roma per istigazione all’odio razziale, che sui social network ha diffuso un video, in cui in lingua araba vengono rivolti pesanti insulti.

«Quella frase (“ebrei figli di cani”, ndr) ci è stata detta più volte durante i pogrom in nord Africa. Sono stati i nazisti per primi ad associarci agli animali impuri: come scarafaggi e cimici. È tipica di un mondo di odio e non riconoscimento della cultura ebraica. Mi domando che collegamento ha con la causa palestinese? Forse sarebbe il caso che chi manifesta per la Palestina chieda la liberazione dei prigionieri attuali e si ricordi che i loro nonni appoggiavano il gran mufti di Gerusalemme Amin al-Husseini. Invece proposito di chef Rubio la comunità ebraica l’ha già denunciato in passato e siamo fiduciosi nel lavoro della magistratura. Di certo stiamo valutando il suo post e non accetteremo altre manifestazioni di rancore».

Perché questo clima di antisemitismo non conosce tregua?
«Purtroppo c’è stato un black out culturale pesante. Nonostante tutto il lavoro svolto con le Giornate della Memoria, la presa di coscienza di cosa sia stato il male assoluto del nazifascismo è incompleta. Nel contesto attuale siamo testimoni di un suo ritorno virulento: tra i tanti esempi che posso farle penso agli oltraggi alle pietre di inciampo».

Ritiene che nei prossimi mesi assisteremo a un’ulteriore degenerazione o è fiducioso che l’attuale situazione possa migliorare?
«I punti in comune tra Italia e Israele sono molteplici: dalla sacralità della famiglia alla cura per i propri affetti. Ne parlo in prima persona in quanto cittadino italiano di fede ebraica. Nutro speranza nelle similitudini e ritengo che l’Italia abbia gli anticorpi per affrontare questa grave contingenza».