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Dengue, zika e usuto: ecco le nuove minacce sanitarie. Il report europeo

Oltre a un possibile ritorno del covid altre patologie preoccupano le autorità sanitarie. L’Agenzia europea dell’ambiente (Aea) in una recente pubblicazione, ha posto l’accento sui rischi del cambiamento climatico e sull’innalzamento delle temperature che potrebbero facilitare la migrazione di specie infettive. Parliamo delle infezioni da Dengue e West Nile, che seppure siano a basso tasso di mortalità creano preoccupazione. "La durata potenziale della stagione di trasmissione della Dengue - si legge - potrebbe aumentare di cira 1-2 mesi entro il 2080 nell’Europa Sud-Orientale". In Italia, dove gli sviluppi della diffusione sono costantemente monitorati, il livello di allerta è stato innalzato a febbraio scorso, quando il ministero della Salute ha diramato una circolare per intensificare la vigilanza su mezzi e merci provenienti dai Paesi a più larga diffusione di Dengue (Argentina, Brasile, Bangladesh, ma non solo), attraverso procedure di disinfestazione nelle "aree aeroportuali e portuali".

I dati dell’Istituto superiore di sanità (Iss) segnalano che nel 2023 in Italia sono stati registrati 362 casi di questo tipo di febbre emorragica, e il ministro della Salute, Orazio Schillaci, rispondendo a un’interrogazione il 22 febbraio, ha spiegato che nel 2024 sono stati già riscontrati "48 casi confermati". Tuttavia, "la situazione non risultata allarmante, siamo allertati e stiamo facendo tutto il necessario", ha assicura il ministro.

 

I sintomi principali della Dengue sono febbre molto alta e violenti dolori muscolari e articolari. Nei casi più gravi può portare a emorragie interne e alla morte. Analoghe manifestazioni ha il virus West Nile, che in Italia è stato riscontrato nel 2023 su quasi 300 persone, con almeno diciassette decessi. Sotto la lente dell’Iss ci sono altre malattie trasmesse da zanzare e insetti, come "Chikungunya, Zika, Usutu, Encefalite da zecca (Tbe) e infezioni neuro-invasive da virus Toscana".

La Chikungunya, in particolare, è trasmessa dalla zanzara tigre e, secondo le proiezioni della temperatura elaborate dall’Aea, potrebbe diffondersi ulteriormente in Francia e Italia. Ma non è tutto. Nello scenario epidemiologico è tornata anche l’influenza aviaria A(H5N1), diffusa per ora da uccelli selvatici fuori dall’Europa ma non è escluso l’ingresso nei nostri confini e il coinvolgimento dei mammiferi. Proprio nei giorni scorsi, negli Stati Uniti è stato notificato in Texas un caso di infezione umana causato presumibilmente dal contatto con mucche da latte. "La possibilità che i virus dell’influenza aviaria si adattino agli umani e causino una pandemia rimane una preoccupazione", ha chiarito nei giorni scorsi un rapporto dell’Efsa, European Food safety Authority.