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Inchiesta Keu, Dda Firenze chiede il processo per 24 persone e 6 società

Christian Campigli

Un'inchiesta che ha fatto tremare la Toscana, la sua economia ma soprattutto il potere politico che, da sempre, la amministra. La Procura di Firenze ha disposto il rinvio a giudizio per 24 persone e 6 società coinvolte nell’inchiesta Keu, quella cioè relativa ai fanghi tossici di risulta prodotti dagli scarti della concia delle pelli dalle fabbriche di Santa Croce sull’Arno, che sarebbero stati smaltiti illecitamente in vari siti toscani. L’udienza preliminare si aprirà il prossimo 12 aprile davanti al giudice Gianluca Mancuso. Tra gli imputati vi sono il sindaco di Santa Croce sull’Arno, Giulia Deidda, il consigliere regionale Andrea Pieroni (del Partito Democratico), il funzionario regionale dell'ambiente Edo Bernini, l’ex capo di gabinetto della Presidenza della Regione Toscana Ledo Gori. Ovvero l'uomo che, da sempre, ha gestito il potere a Firenze e dintorni. Secondo la tesi accusatoria, i conciatori avrebbero chiesto e ottenuto dall’allora candidato governatore Eugenio Giani la riconferma dello stesso Gori, che poi fu costretto a fare un passo indietro proprio in seguito all’esplosione dell’inchiesta. Presente nell'elenco degli indagati, come riportato dall'agenzia di stampa AdnKronos, anche l'imprenditore di origine calabrese Francesco Lerose. Oltre a loro, anche i vertici delle associazioni di conciatori di Santa Croce e del consorzio Aquarno, imprese del distretto orafo aretino e imprenditori, alcuni dei quali anche collegati all'articolazione 'ndranghetista Gallace di Guardavalle.

 

 

 

Tra i reati contestati, a vario titolo, quelli di associazione per delinquere, gestione abusiva di rifiuti, abuso d'ufficio, corruzione elettorale, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, falso. All'esponente dem Andrea Pieroni, accusato di corruzione elettorale, vengono contestati nuovi episodi: oltre a un emendamento che sarebbe stato ideato per favorire i conciatori, quale candidato alle regionali avrebbe cercato, senza successo, di fare pressione sui vertici governativi nazionali e indurre il governo a non impugnare la legge davanti alla Corte Costituzionale. Inoltre avrebbe chiesto un aiuto elettorale ai vertici del comparto conciario. Uno scandalo scoppiato nell'aprile del 2021.Le indagini hanno fatto emergere come migliaia di tonnellate di scarti dalla lavorazione della pelle siano state riversate nell'ambiente: in parte le "acque non adeguatamente depurate" venivano riversate nel torrente Usciana, nella zona di Santa Croce. Ottomila tonnellate di rifiuti inerti e miscelati ad altro materiale inerte, invece, sarebbero stati impiegati per la realizzazione del quinto lotto della strada regionale 429. Sulla base delle indagini dirette dalla Dda, lo smaltimento illecito avrebbe consentito un risparmio di oltre 24 milioni di euro.