bce e inflazione

Bce alza i tassi, di quanto salgono i mutui. Ma forse è l'ultima volta

Gianluca Zapponini

Fermi tutti. Il decimo rialzo consecutivo è servito sul piatto, decisamente indigesto per tutti quei Paesi che speravano in una pausa di riflessione da parte della Banca centrale europea. Hanno vinto, ancora una volta, i falchi. E perso le colombe, come l’Italia, la Francia, la Spagna tra le prime economie d'Europa ma anche fortemente indebitate e per questo bisognose di una boccata di ossigeno sul costo del denaro. Ma niente, ancora una volta la sentenza è stata impietosa, senza appello. La Banca centrale europea ha alzato il costo del denaro di 25 punti base, portando il tasso di rifinanziamento al 4,50% e quello dei depositi al 4%. Un quarto di punto che pesa come un macigno.

A Christine Lagarde (nella foto)è bastato aggiornare le stime per l’inflazione nel 2024 al 3,2%, un po’ al di sopra dei precedenti calcoli. Tanto è bastato all’ex direttore del Fondo monetario internazionale diventata governatore della Bce per ribadire la propria linea oltranzista e gelare ancora mercato e Borse. Eppure, c’è una buona notizia. Nel comunicato diffuso a valle del board, Francoforte, un po’ sibillina, scrive che i tassi potrebbero aver raggiunto il picco. Tradotto, forse può bastare così, anche se l’Eurotower ha abituato l’Europa alle sorprese. E pensare che il governo italiano, non è certo la prima volta, aveva alzato proprio due giorni fa, forse mettendo le mani avanti, la voce per mezzo del ministro degli Esteri e vicepremier, Antonio Tajani, invocando un pit stop.

 

Ora l’Europa cammina pericolosamente sul ciglio della recessione, come ha raccontato la stessa Commissione europea, nell’aggiornamento delle previsioni di crescita per il 2023 e il 2024. E questo impone una politica monetaria che assecondi la crescita e non tenga solo conto della lotta all’inflazione, dando la sensazione più di una questione personale che di un valido aiuto all’economia. Poi ci sono i numeri, quelli che costringono tutti i giorni ititolari di mutuo a prendere penna e calcolatrice per fare i conti. Oggi una famiglia con mutuo a tasso variabile a 25 anni sui 120 mila euro, paga oltre il 60% in più rispetto aun anno fa. Tradotto in numeri, la rata del mutuo viaggia ben oltre i 700 euro al mese. Dunque, il mutuatario sitrova a pagarequasi 285 euro in più (+62%) rispetto alla rata iniziale di gennaio 2022. Ora che la Bce ha deciso di continuare con la stretta monetaria, la rata mensile del finanziamento è arrivata addirittura a 759 euro, con un aggravio di ben 303 euro rispetto a quella iniziale (+66%). Al contrario, se ci fosse stata una pausa, non sarebbe cambiato nulla. Ma così non è stato.