caso orlandi

Emanuela Orlandi, i fratelli smontano la pista dello zio: "In Vaticano sanno cos’è successo"

Le nuove rivelazioni sulla scomparsa di Emanuela Orlandi rilanciate dal Tg La7 sono al centro di una conferenza stampa di Pietro e Natalina, fratello e sorella della ragazza cittadina vaticana scomparsa 40 anni fa. E la "pista" che porta a ""zio Mario", e dunque alla sfera familiare, provoca la loro reazione sdegnata. "La verità fa male a qualcuno, e non può essere quella di mio zio, che può far male solo alla famiglia. In Vaticano sanno cos’è successo, lo sapeva Wojtyla, lo sapeva Ratzinger e forse probabilmente lo sa anche Francesco", ha detto  Pietro Orlandi a margine della conferenza stampa dopo il servizio del tg diretto da Enrico Mentana. Non credo che Diddi (il promotore di giustizia vaticano che indaga sul caso, così come la procura di Roma, ndr) avrebbe mai il coraggio, la personalità e la responsabilità di prendere iniziative personali. C’è qualcuno dietro a Diddi che non vuole questa commissione parlamentare e che non vuole arrivare alla verità" ha aggiunto sulla commissione parlamentare d'inchiesta che dovrebbe essere istituita a breve dopo l'ultimo via libera. 

 

Riguardo alla pista emersa ieri, prende le mosse da una lettera del Segretario di Stato Vaticano Agostino Casaroli, tre mesi dopo la scomparsa della ragazza,  a un sacerdote sudamericano inviato in Colombia da Giovanni Paolo II:  dal carteggio emerge che in passato la sorella maggiore di Emanuela, Natalina, ha rivelato di essere stata molestata sessualmente dallo zio Mario. "Da parte di mio zio è stato un approccio quasi infantile da ragazzi, è stata una cosa molto semplice. Non c’è stato mai un rapporto fisico. Mi sono sentita a disagio, non è stata una situazione piacevole. Mi ha fatto capire con delle parole il suo interesse e io ho fatto capire che non ne avevo. È finita là", ha spiegato Natalina Orlandi. "Non mi è piaciuto il modo in cui è uscita questa notizia. Mia zia ha 90 anni e miei cugini non sapevano niente", ha spiegato sottolineando che di questo "si sapeva già in Vaticano e in procura a Roma".

 

Inoltre Mario Meneguzzi, lo zio di Emanuela, era fuori Roma con la famiglia il giorno della scomparsa, ha ribadito Pietro Orlandi incontrando i giornalisti presso la sede dell’Associazione della stampa estera: "Non ho prove documentali al riguardo ma ho chiaro il ricordo di mio padre che, non vedendo rincasare Emanuela, chiamò il fratello Mario al telefono fisso, all’epoca non esistevano i cellulari, di una casa dalle parti di Borgorose nel Reatino. Zio era in vacanza con la moglie e i figli".  "Vorrei incontrare Papa Francesco privatamente per dirgli delle carogne che gli girano intorno", ha tuonato infine il fratello di Emanuela.