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Navi, espulsioni e centri: ecco le nuove misure. Gli emendamenti al dl Cutro

Edoardo Romagnoli

Il governo ieri ha depositato i due emendamenti al decreto Cutro nella commissione Affari costituzionali del Senato, previsto l’arrivo in Aula per martedì 18 aprile alle 16.30 senza il mandato al relatore. Un modo per arginare l’ostruzionismo annunciato delle opposizioni. Sono due maxi emendamenti che hanno ricevuto la bollinatura del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Il primo è un’aggiunta all’articolo 5 in cui si introducono misure per il potenziamento tecnico -logistico dei centri di prima accoglienza e alcune modifiche al sistema con cui vengono accolti i migranti. Si estendono anche le procedure in deroga per la realizzazione di hotspot e centri di accoglienza. Per affrontare l’emergenza di Lampedusa si consente al Ministero dell’Interno, fino a fine 2025, di affidare alla Croce rossa la gestione dell’hotspot sull’isola. Non solo è previsto un collegamento marittimo in più, rispetto al traghetto di linea, per garantire il trasferimento di almeno 400 migranti al giorno da Lampedusa a un porto della Sicilia meridionale. Permetterebbe di trasferire almeno 2.800 migranti a settimana per un costo complessivo per il 2023 di 8 milioni e 820 mila euro.

L’altro emendamento è un’aggiunta all’articolo 7 del decreto che riguarda le procedure accelerate di frontiera, il riconoscimento della protezione internazionale e l’accompagnamento immediato alle frontiere. Mancano modifiche sulla protezione speciale su cui però restano i 21 emendamenti della Lega che, come confermato dal capo gruppo del Carroccio al Senato, Massimiliano Romeo non intende ritirarli.

Il governo quindi va avanti sulla sua strada e punta a ulteriori restrizioni nell’iter di conversione in legge del decreto approvato in Consiglio dei ministri. Lo fa con alcuni emendamenti su cui la maggioranza ha faticosamente trovato la quadra e dopo un altrettanto faticosa bollinatura da parte del Mef perla copertura economica. Intanto lo stato di emergenza per l’immigrazione dichiarato dal governo Meloni non influenzerà le scelte dell’Europa che non sembra neanche intenzionata a concedere ulteriori finanziamenti per far fronte all’aumento degli sbarchi. La commissione europea ha già fatto sapere di non avere intenzione di modificare il piano di azione sul Mediterraneo centrale presentato lo scorso novembre.