Sfida allo stato

Caso Alfredo Cospito, la Corte di Cassazione decide sulla revoca del regime di 41 bis

Francesca Musacchio

Un sit-in degli anarchici davanti alla Cassazione per attendere la decisione dei giudici. In base a questa si capirà cosa fare. Oggi giornata chiave nella vicenda giudiziaria di Alfredo Cospito. Gli «ermellini», infatti, sono chiamati a decidere se l’anarchico dovrà restare al 41 bis oppure annullare il provvedimento. E i «compagni» di Cospito, che nel frattempo da alcuni giorni ha ripreso ad assumere integratori, si sono dati appuntamento alle 11 davanti al «Palazzaccio», per attendere la sentenza. Una mobilitazione che, dopo qualche giorno di tregua, torna a far salire la tensione nella Capitale. Già ieri pomeriggio, infatti, gli anarchici si sono fatti vedere con un blitz all’Altare della Patria dove sono stati accesi dei fumogeni è srotolato uno striscione con la scritta «L'Italia tortura, con Alfredo no al 41bis». Dopo l’intervento della polizia, che ha rimosso lo striscione, alcuni manifestanti (almeno 4) sono stati identificati.
E oggi, sorvegliata speciale sarà piazza Cavour, dove è prevista la presenza di forze dell’ordine durante il sit-in degli anarchici. Ma l’allerta è estesa anche ai Palazzi istituzionali e ad altri luoghi sensibili, già da mesi presidiati dal dispositivo di sicurezza messo in campo.

 

 

 

Oggi, dunque, è prevista la camera di consiglio in Cassazione, chiamata ad esprimersi sul ricorso presentato dalla difesa dell’anarchico contro il rigetto del reclamo del Tribunale di Sorveglianza sul 41 bis, deciso dall’allora ministro della Giustizia, Marta Cartabia. Il 9 febbraio scorso, l’attuale Guardasigilli, Carlo Nordio, ha emanato un decreto di rigetto secondo il quale Cospito è «pericoloso» e «deve restare» al carcere duro. Ma il legale di Cospito, Flavio Rossi Albertini, auspica un annullamento senza rinvio dell'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Roma. L’anarchico è in sciopero della fame da 4 mesi e ha perso oltre 45 chili. Prima detenuto nel carcere di Sassari, poi è stato trasferito a Opera in quanto la struttura è dotata di un padiglione Sai (servizio di assistenza sanitaria intensiva). In seguito, con l’aggravarsi delle condizioni di salute, è stato condotto all'ospedale San Paolo, nel reparto per i detenuti in carcere. Ma in vista della decisione della Suprema Corte, Cospito ha ripreso ad assumere gli integratori. Nella requisitoria il pg Pietro Gaeta, infatti, ha chiesto di annullare con rinvio per un nuovo esame l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza di Roma del 1 dicembre 2022 che aveva confermato il 41bis per l'anarchico. «Emerge nella motivazione dell'ordinanza impugnata - scrive Gaeta - una carenza di fattualità in ordine ai momenti di collegamento con l'associazione, che lascia sopravvivere la stigmatizzazione difensiva secondo cui la condizione interclusiva speciale fosse giustificata solo dalla necessità di contenimento dell'estremismo ideologico». «La verifica su questo punto essenziale non traspare nella motivazione del provvedimento impugnato, ancorché necessaria e non potendo essa evidentemente essere desumibile interamente e unicamente né dal ruolo apicale di Cospito nell'ambito dell'associazione di appartenenza, né dall'essere egli divenuto "punto di riferimento dell'anarchismo in ragione dei suoi scritti e delle condanne riportate"». E per il legale di Cospito la Procura generale di Torino «per enfatizzare il giudizio di pericolosità del detenuto, prodromico alle conclusioni espresse, si dilunga in un operazione agiografica, un panegirico sulla figura del Cospito, una evidente operazione di enfatizzazione del detenuto giungendo ad affermare che quest'ultimo "si pone come riferimento e catalizzatore" di tutta una serie di aggregazioni del mondo anarco-insurrezionalista che a lui guarda come modello ed esempio», come un «Che Guevara degli Anni '60 e '70 del Novecento».