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Marmolada, "una carneficina di corpi..." Gli inquirenti sotto choc dopo la valanga: si cercano ancora i dispersi

Tragedia sulla Marmolada, il picco più alto delle Dolomiti orientali con i suoi oltre 3.300 metri. Un seracco dalla calotta sommitale del ghiacciaio, cioè un grande blocco di ghiaccio, si è staccato sotto Punta Rocca, sul versante veneto, lungo l'itinerario di salita della via normale per raggiungere la vetta, travolgendo diversi escursionisti. Il bilancio è ancora provvisorio: il Soccorso alpino riferisce di 6 morti accertati e 8 feriti. Nessuna parola invece sul numero dei dispersi perché, dice a LaPresse il portavoce Walter Milan, "al momento non c'è certezza".

"È una carneficina, un disastro inimmaginabile" rivelano - secondo quanto riportato dall'Ansa - gli inquirenti che hanno aperto un fascicolo per disastro colposo. La situazione è gravissima: "Difficilmente sarà possibile identificare con esattezza l'identità delle vittime, perché i corpi sono stati smembrati".

È stata una valanga di neve, ghiaccio e roccia, che nel suo passaggio ha coinvolto anche il percorso della via normale, mentre vi si trovavano diverse cordate, alcune travolte. Dei feriti, 2 sono stati trasportati all'ospedale di Belluno, uno più grave a Treviso e 5 a Trento.

Sui dispersi continuano le verifiche. Un elicottero con a bordo personale dell'Arpav e del Soccorso alpino ha effettuato nel tardo pomeriggio una ricognizione dall'alto. E si sta procedendo con i controlli delle auto parcheggiate per cercare di capire se e quanti manchino ancora all'appello. Il Soccorso alpino nazionale ha istituito un numero da chiamare per segnalare il mancato rientro di amici e familiari, 0461-495272, e ha diffuso l'avviso sia in italiano sia in inglese. Nazionalità ed età delle vittime non sono state rese note. Intanto dalla cime di Punta Rocca sono state fatte evacuare 18 persone. E sono state fatte rientrare tutte quelle che si trovavano più in basso.

Subito sono intervenuti gli elicotteri del Soccorso alpino. E poco dopo il fatto l'Assessore alla Protezione Civile della Regione del Veneto, Gianpaolo Bottacin, ha riferito che era "in contatto con il Capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio, per tenerlo informato, e con il Capo della Delegazione del Soccorso Alpino Alex Barattin".

Cordoglio è stato espresso da tutto il mondo politico. A partire dal primo ministro Mario Draghi: da Palazzo Chigi hanno fatto sapere che "il Governo è vicino alle loro famiglie e a tutti i feriti" e che il premier è "costantemente informato sull'andamento dei soccorsi dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, dal presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, dal soccorso alpino, dai vigili del fuoco, dalle autorità locali, che ringrazia per il loro incessante lavoro". Vicinanza alle famiglie colpite anche dalla presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, e dal presidente della Camera, Roberto Fico.

Il presidente della Provincia di Belluno, Roberto Padrin, ha richiamato l'attenzione sul problema del clima, mentre l'Italia affronta un'ondata di caldo: "Il cambiamento climatico, con temperature che negli ultimi giorni hanno raggiunto i 10 gradi a 3mila metri, è un nemico oscuro contro cui combattere. In montagna stiamo purtroppo vedendo gli effetti più disastrosi", ha detto. Mentre dall'Unione nazionale comuni comunità enti montani (Uncem), per bocca del suo presidente nazionale Marco Bussone, ha lanciato un appello per la montagna: "La crisi ecologica e ambientale che viviamo rende la montagna più fragile, problema serio di una collettività, del nostro Paese, che non può passare oltre", ha detto, sottolineando che "il cambiamento climatico rende ancor più fragile quello che era giù un corpo complesso, beni collettivi da proteggere".