Indagine dei carabinieri

Ai domiciliari col reddito di cittadinanza, scoperti dieci furbetti. Devono restituire 78mila euro

Christian Campigli

Un giugno da incubo. Iniziato con i pessimi risultati al primo turno delle amministrative. Proseguito con la scissione guidata dal figliol prodigo Luigi Di Maio. E concluso con l'ennesima inchiesta. Che ha mostrato, a tutti ma evidentemente non agli esponenti del Movimento Cinque Stelle, come il reddito di cittadinanza abbia urgente bisogno di un “tagliando”. Per stroncare sul nascere le velleità dei “furbetti”. Dieci persone sono state denunciate da carabinieri ad Adrano, piccolo centro in provincia di Catania, con l'accusa di avere percepito, senza averne i requisiti di legge, il reddito di cittadinanza cagionando. Il danno all'Erario, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa Ansa, tra gennaio 2021 e giugno 2022, è stimato dagli investigatori in oltre 78mila euro.

Secondo la tesi accusatoria, quattro persone avrebbero omesso di comunicare di essere stati sottoposti a misura cautelare degli arresti domiciliari. L'inchiesta portata avanti dagli uomini in divisa ha evidenziato anche la condotta illegale di sei donne, che hanno richiesto e ottenuto il beneficio per conto dei propri coniugi, pur essendo anche questi ultimi sottoposti agli arresti domiciliari. L'Inps ha revocato il beneficio e avviato le procedure di restituzione dei 78mila euro.

I militari, dall'inizio dell'anno, sono riusciti a raccogliere elementi di prova, nella sola provincia di Catania, a carico di ben 639 persone (molti dei quali pregiudicati, anche per reati di mafia) che, a vario titolo, con false attestazioni, hanno indebitamente goduto delle somme di denaro pubblico destinate loro per un ammontare complessivo di circa cinque milioni di euro. L'ennesima dimostrazione che il sussidio di Stato ha urgente bisogno di una modifica. Per consentire, a chi ne ha bisogno, di poter continuare a sopravvivere con i denari elargiti grazie alle tasse pagate dagli Italiani. In attesa, magari, che venga anche trovato loro un lavoro dignitoso ed onesto. Una rettifica della legge simbolo dei grillini, che sia in grado di attivare sistemi di controllo più veloci ed efficaci. Per stroncare sul nascere le velleità malavitose dei “furbetti del reddito”.