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Come evitare la truffa della casa vacanza: due consigli strategici per evitare di perdere i soldi

Christian Campigli

Sole, caldo e tanta voglia di riposarsi. Dopo undici mesi di lavoro, di bollette da pagare e tasse, sempre più alte, da onorare. Con l'arrivo della bella stagione e delle prime, timide ricerche di case in affitto spuntano come funghi nel bosco le odiose e pericolosissime truffe. Ma come fare per riconoscerle? In realtà ci sono sistemi piuttosto semplici per evitare di sprecare denaro e, una volta giunti al mare o in montagna, col cane e la nonna in auto, scoprire che la casa dei sogni non esiste. Il metodo più efficace è quello di rivolgersi alle agenzie immobiliari, che fungono da tramite e scongiurano le brutte sorprese.

Ovviamente gli intermediari hanno un costo. Se si vuol risparmiare, un'altra buona abitudine da adottare è quella di recarsi nella località di villeggiatura e farsi mostrare, fisicamente, l'immobile. Anche in questo caso si tratta di una norma tanto chirurgica quanto onerosa (sia a livello pecuniario che, soprattutto, di tempo). Molti optano così per i mille siti di annunci presenti sul web, nei quali, accanto alla vecchia poltrona, si possono trovare anche appartamenti in affitto. Qui si nascondono le insidie più pericolose. Sia chiaro, il novantanove per cento delle offerte appartengono ad agenzie immobiliari e a privati onesti, reali proprietari degli edifici posti in vetrina.

Accanto a loro i soliti furbetti, che agiscono, tendenzialmente, in due modi. Il primo è quello di rispondere a chi pubblica un proprio avviso, espletando la ricerca di una casa per luglio (o agosto), in quell'angolo di paradiso. Il secondo consiste nell'inserire foto e condizioni economiche eccezionali, di norma con prezzi che raramente arrivano alla metà di quelli solitamente richiesti. I truffatori saranno disposti a comunicare telefonicamente, ma arrancheranno mille scuse quando verrà chiesto loro di visitare l'alloggio, prima di concludere l'affare (“ci sono gli imbianchini”, “l'ho prestata a mio zio”, “abito a Roma, per me è impossibile farlo vedere a tutti quelli che me lo chiedono”).

Chi cascherà nella trappola, a quel punto invierà una caparra, circa il trenta per cento del totale, tramite bonifico o attraverso la ricarica di una carta di debito. Molti, una volta compreso di essere stati ingannati, non sporgono nemmeno denuncia. Perché i costi amministrativi e quelli dell'avvocato potrebbe superare l'eventuale recupero del denaro rubato. Una mentalità comprensibile, ma che consente a malviventi senza scrupoli di portare avanti, anno dopo anno, le proprie attività illecite.