scontro in tv

Cosa non torna su Bucha, Borgonovo rilancia i sospetti. E Minzolini: "Non è una fiction", scontro a L'aria che tira

La ricostruzione dell'eccidio di civili ucraini a Bucha continua a far discutere. Kiev e i paesi occidentali accusano la Russia di crimini di guerra, e le foto satellitari diffuse dal New York Times confermerebbero che i cadaveri erano nelle strade della cittadina non lontana dalla capitale del Paese quando l'esercito russo ancora non aveva abbandonato quell'area. Ma c'è chi mette in dubbio questa ricostruzione adducendo altri elementi, come i video che mostrano le strade sgombre da corpi senza vita pochi giorni prima della scoperta del massacro, e testimonianze come quella del sindaco di Bucha risalente agli stessi giorni. I sospetti sulla possibile "messinscena" di Kiev sono stati sollevati nei giorni scorsi da Tony Capuozzo, giornalista di guerra di lungo corso, rilanciati, giovedì 7 aprile, da Francesco Borgonovo. Il vicedirettore de la Verità è ospite di Tiziana Panella a Tagadà, su La7, dove è stato protagonista di un acceso scontro con il direttore del Giornale Augusto Minzolini, di opinione opposta sui fatti di Bucha. 
 
"Mi hanno insegnato che il lavoro del giornalista è quello di porsi domande sulla verità ufficiale, indagare e ricordare le cose che non tornano",  esordisce Borgonovo che cita Capuozzo: "Persone come lui, che ha rischiato la vita in tante guerre, si sono permesse di far notare non che i morti non ci fossero, ma che qualcosa nella tempistica e nelle dichiarazioni rese non tornava. Non significa che i russi non abbiamo ucciso nessuno e non ci siano le fosse comuni. Ma è lecito pensare che una popolazione in guerra, che non viene accontentata su temi come la no-fly zone, utilizzi qualche strumento per farsi ascoltare". 

 

Per Borgonovo se c'è stato un massacro bisogna indagare, ma sulla stampa si leggono espressioni come "genocidio e forni crematori" che in passato sono state utilizzate per giustificare l'intervento militare dell'Occidente. Myrta Merlino non ci sta: "Ma il massacro c'è stato". E parla del timore di un negazionismo legato alla guerra in Ucraina. 

La parola passa a Minzolini che attacca: bisogna avere rispetto per l'evidenza dei fatti e per il lavoro dei giornalisti. "Non ho visto reportage su Bucha che desse una versione diversa, in Italia o all'estero. Quella versione è stata data solo dai russi", dice il direttore. "Discutere di questo vuol dire che non c'è verità. Capuozzo fa un'analisi senza stare sul posto. O pensiamo che i nostri reporter sono pagati da una sorta di spionaggio occidentale?". 

 

Borgonovo insiste: "I giornalisti non erano lì quando le persone venivano uccise. E ci sono filmati del 2 aprile dove i corpi non c'erano". Minzolini ribatte citando le immagini fornite dal Nyt che dimostrano che i cadaveri c'erano: "Se non sono false qualcuno avrebbe dovuto rimettere i corpi in strada. Stiamo trattando una tragedia come un paradosso, una fiction".