la lettera

La lettera: " Rivoglio fare Johnson & Johnson ma lo Stato mi obbliga a Pfizer". Ecco perché ha ragione

L'Aifa ha deciso. Gli italiani che si sono sottoposti al vaccino monodose Johnson & Johnson dovranno fare il richiamo con un vaccino a mRna  (Pfizer o Moderna), a sei mesi di distanza dalla prima dose. Una svolta per circa un milione e mezzo di italiani che a partire da maggio scorso hanno scelto il siero di Janssen, che non è più somministrato in Italia.  A tal proposito, riceviamo e pubblichiamo di seguito la lettera di un lettore de Il Tempo che contesta la scelta appena comunicata da Aifa.

Caro direttore,


Le scrivo con riferimento al Vostro articolo in oggetto per rappresentare quanto segue, che spero vivamente Lei voglia pubblicare, volendomene io assumere ogni responsabilità.

Ho scelto, in scienza e coscienza, di vaccinarmi con il siero di Johnson & Johnson, in quanto nutro serie perplessità e preoccupazioni sui vaccini a mRna e sugli effetti collaterali a medio e lungo termine, perplessità e preoccupazioni che non sono scemate neanche dopo essermi documentato.

Come asserito da moltissimi scienziati e, ancora stamattina, dal sottosegretario alla Salute Dott. Pierpaolo Sileri, il vaccino «Johnson & Johnson è "molto efficace" e "molto valido", per cui non è vero che chi lo ha fatto è oggi "a rischio"» (fonte iltempo.it, Via libera dell’Aifa al richiamo di Johnson & Johnson, ma con Pfizer o Moderna).

La domanda che faccio a Lei, nella speranza che voglia approfondire la questione, è perché io debba essere costretto – ammesso e non concesso che sia disposto a farla – a subire una terza dose eterologa e non possa scegliere di fare un richiamo omologo, come permesso dalla FDA negli Stati Uniti.

Questa appare essere, molto semplicemente, una dittatura sanitaria camuffata, posta in essere da chi prima ha fatto investire ingenti risorse pubbliche nel vaccino a vettore virale (Astrazeneca), per poi sposare la causa dei vaccini a mRna e imporlo a tutti, sempre e comunque, senza passare per il Parlamento, come imposto dall’art. 32 della nostra bellissima Costituzione, ma pretendendo di farlo per atto amministrativo. Cui prodest? La risposta la sappiamo tutti: perché c’è qualcuno che ci guadagna, come il Vostro giornale bene spiega oggi nell’articolo "Vaccino d’oro per Pfizer. L’azienda Usa insegue il profitto, lo scandalo sono i conflitti d'interesse".

Ciò che Le chiedo è di dare voce a questa battaglia di libertà per il milione e mezzo di vaccinati con il siero di Johnson & Johnson: consentire a ciascuno di loro la libera scelta circa la terza dose, omologa o eterologa, a scelta del vaccinando, come si fa negli Stati Uniti. Se siamo adulti e possiamo votare liberamente, allora possiamo anche scegliere il vaccino che vogliamo farci inoculare.
Con stima e cordialità.

Avvocato Filippo Manca

Di seguito la risposta del direttore de Il Tempo, Franco Bechis:

Caro avvocato,

non posso che darle pienamente ragione. Lei ha tutto il diritto di scegliersi il vaccino fra quelli autorizzati dall’Ema e dall’Aifa, e Johnson & Johnson lo è. Non sono uno scienziato e quindi non so dirle se fa una buona scelta o no. Ma devo dire che proprio gli scienziati sono quelli che provocano più sfiducia sui vaccini e sulla retorica che li accompagna, visto che nei mesi hanno detto tutto e l’esatto contrario di tutto.

Purtroppo non vengono grandi sicurezze nemmeno dalla lettura dei verbali delle riunioni del Comitato tecnico scientifico, al cui interno le ragioni scientifiche hanno circolato assai poco, sconfitte quasi sempre dalla ragione di Stato o dalla opportunità politica. Ad esempio la decisione di spostare i tempi della seconda dose di Pfizer e Moderna fu adottata dal Cts non per valutazioni scientifiche (non avevano letteratura né studi in proposito, perché nessun altro lo aveva fatto), ma dopo avere capito dal commissario Francesco Paolo Figliuolo che le dosi necessarie a proseguire con quel ritmo non c’erano anche per ritardi nelle consegne delle case farmaceutiche. Fu quello il motivo per cui la seconda dose fu spostata più avanti di due settimane e più, e con la scienza non aveva nulla a che vedere.

Allo stesso Cts sanno benissimo, per avere ricevuto prima due studi analitici milanesi e successivamente anche un analogo studio da Roma che su specifiche categorie di pazienti fragili (che non cito per non aumentare il loro dramma) i due vaccini a mRna hanno avuto scarsissimo effetto, con una protezione di molto inferiore al 50%. Nella maggiore parte dei vaccinati quella informazione che con la dose Pfizer o Moderna avrebbe dovuto essere trasmessa, non è arrivata a segno: l’iniezione ha avuto lo stesso effetto di un bicchiere d'acqua bevuto per dissetarsi. Al contrario nei pochi casi in cui a quei pazienti è stato somministrato il vaccino AstraZeneca, la protezione c’è stata con una efficacia superiore al 60%.

Visti quei dati, ero certo che avrebbero di conseguenza immaginato di somministrare a quella platea una terza dose di vaccino a vettore virale, che ha una efficacia almeno doppia di quelli a mRna. Invece si è corsi a fare loro la terza dose di Pfizer o Moderna.

In privato uno dei virologi più noti e spesso intervistato da tv e giornale mi ha manifestato tutto il suo sconcerto in questo caso davvero da scienziato: «Vorrei che mi dessero una sola ragione al mondo per cui pensino che possa funzionare una terza dose dello stesso vaccino che non ha avuto alcun effetto con la prima e con la seconda dose». Se le scelte scientifiche sono queste, allora non c’è dubbio: bisogna dare a chiunque la possibilità di scegliersi il vaccino da fare. Se non sarà quello giusto almeno si sbaglia da soli assumendosene la responsabilità.

Franco Bechis